Succede a Ventimiglia

Il ristorante che ogni giorno respinge 6 o 7 francesi con la febbre

In Francia la situazione sta sfuggendo di mano: oltre 16mila i nuovi casi, dieci volte tanto rispetto all'Italia, esattamente tanto quanto l'India.

Il ristorante che ogni giorno respinge 6 o 7 francesi con la febbre
25 Settembre 2020 ore 16:30

Sale la tensione al confine fra Francia e Italia. A Ventimiglia si cerca ancora di capire come dar materialmente corso all’ordinanza del ministro della Salute Roberto Speranza che ha imposto il tampone obbligatorio a tutti coloro che arrivano da oltre frontiera. Ma intanto è difficile arginare la virulenza dei francesi, anche nei modi: emblematico il caso di un ristorante che ogni giorno si trova a “rimbalzare” almeno 6 o 7 avventori d’Oltralpe che vogliono a tutti i costi entrare anche se il termoscanner all’ingresso ha rilevato febbre a volte addirittura oltre i 38 gradi. Roba da pazzi.

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Ristorante respinge francesi con la febbre

Da Prima la Riviera

“Sono in media 6-7 le persone, soprattutto francesi, che ogni giorno siamo costretti ad allontanare dal ristorante, perché hanno la febbre superiore ai 37 gradi e mezzo, a volte anche 38 gradi. Ma se poi entrano in un altro locale, che non osserva le stesse misure di sicurezza, c’è il rischio che esploda un focolaio a Dolceacqua. Pertanto chiediamo al sindaco di emettere un’ordinanza che obbliga i titolari dei locali pubblici a misurare febbre e prendere nominativi dei clienti”.

A parlare è Barbara Lombardo, titolare de “Il Borgo”, ristorante nel paesino medievale di Dolceacqua, Comune proprio alle spalle di Ventimiglia all’imbocco della Val Nervia.

L’imprenditrice è anche consigliere comunale e non ne può più della situazione d’incertezza. In Francia la situazione sta sfuggendo di mano: oltre 16mila i nuovi casi nella giornata di ieri, giovedì 25 settembre 2020, dieci volte tanto rispetto all’Italia ed esattamente tanto quanto l’India, insieme agli Usa al secondo posto dopo la maglia nera Usa nella triste classifica dei Paesi più colpiti.

“Lavoriamo per il novantanove per cento con la clientela francese e le notizie che si sentono negli ultimi giorni, sulla zona rossa in costa azzurra e l’impennata dei contagi oltre confine, non sono molto confortanti. Meglio allontanare qualche cliente, che chiudere per due settimane. Ma il problema è che se io allontano un cliente, che poi si presenta in un altro locale, il rischio è che il focolaio esploda lo stesso”.

Il locale di Dolceacqua

Ha chiesto al sindaco un’ordinanza, lui: “Non posso”

La ristoratrice in politica ha quindi chiesto al sindaco un’ordinanza ad hoc per risolvere la faccenda.

“L’obbligo di registrare i​ clienti e di chiedere loro un contatto telefonico​ è già previsto dal Dpcm del Ministero dalla riapertura delle attività di ristorazione dopo il​ Lockdown. La misurazione della febbre non è invece normata e dalle indicazioni che abbiamo​ e che stiamo nuovamente verificando con Anci, un’ordinanza di obbligo risulterebbe illegittima – così il sindaco di Dolceacqua Fulvio Gazzola – Tuttavia nei primi giorni di agosto ho contattato personalmente i ristoranti del paese ai quali ho chiesto di misurare la temperatura a tutti i clienti, quale garanzia e tutela sia degli stessi che dei dipendenti, e molti si sono resi disponibili. Sicuramente nell’ultimo periodo c’è stato da parte di molti​ un allentamento dei controlli, anche per quanto riguarda il mantenimento​ delle regole imposte del Dpcm, tra le quali​ l’osservanza delle distanze tra i tavoli e tra gli ospiti allo stesso tavolo, e non vorremmo invece che l’aver ottenuto gratuitamente un allargamento dei dehor sia oggi sfruttato per un mero incremento dei posti a sedere​ e non per​ mantenere il​ numero degli stessi con maggiore distanza”.

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