Lo sfogo dell'infermiere

"Ricominciano ad arrivare in reparto pazienti Covid gravi: il virus non è magicamente sparito"

A Cremona, una delle zone più colpite dall'emergenza, torna la paura: "Qualcuno pensa non sia mai esistito, altri che sia un 'invenzione delle case farmaceutiche...".

"Ricominciano ad arrivare in reparto pazienti Covid gravi: il virus non è magicamente sparito"
09 Luglio 2020 ore 17:30

Non servono tanti preamboli. Quella di Luca Alini, infermiere all’ospedale di Cremona, uno di quelli che per settimane è rimasto nella morsa del coronavirus nella fase più acuta dell’emergenza, è una testimonianza che parla da sola. L’invito è a rimanere tutti in guardia e a non abbassare la soglia d’attenzione.

Il monito dell’infermiere: “Tornano pazienti Covid gravi”

Questo il testo che il sanitario ha affidato a un post su Facebook, abbinato a un selfie pubblicato alla fine di un durissimo turno, alle dieci di sera.

Ci risiamo. Non è mia abitudine farmi dei selfie, né tantomeno pubblicarli su Facebook. Questo l’ho fatto questa sera alle 22 circa, al lavoro. Non è una foto di marzo o di aprile. In reparto abbiamo ricominciato a ricoverare pazienti COVID con gravi insufficienze respiratorie. Per ora la cosa è limitata, non come a febbraio o marzo o l’inizio di aprile, quando i COVID erano 30 su 30 in reparto più altrettanti ricoverati in altri reparti, quando su 30 pazienti 26 erano ventilati. Ma il Coronavirus non si è dimenticato di fare il suo lavoro, e da bravo virus fa quello che deve: infetta nuovi ospiti per sopravvivere. Niente di più e niente di meno.

Noi esseri umani, invece, dall’alto della nostra intelligenza ed evoluzione tecnologica e scientifica, facciamo finta che non esista, qualcuno pensa non sia mai esistito, altri che sia un ‘invenzione delle case farmaceutiche o di qualche altra fantomatica lobby segreta. Niente di tutto ciò. Il virus esiste, non è magicamente sparito, e sta mietendo ancora vittime in altre parti del mondo.

Da noi ha già dato, ma non sta scritto da nessuna parte che non possa ricominciare a farsi vivo, e, cosa più importante, il virus non lo sa che noi infermieri, medici, oss ed il resto del personale sanitario siamo distrutti da 3 mesi di lavoro intenso, fatto di paura, tensione, preoccupazioni, emozioni intense e continuo contatto con la morte. E non gliene frega un cazzo, al Coronavirus, di tutto ciò.

La maggior parte delle persone ormai pensa al mare, alla montagna, all’aperitivo con gli amici, alla gita del week end. Se qualcuno conosce una persona che ha perso uno dei suoi cari a causa del virus, provate a chiedere cosa ne pensa di tutto ciò, delle ferie, del fatto che ci sono dei forsennati che insistono nel continuare a dire di tenere la mascherina. Provate a chiedere e sentite cosa ne pensano.

Nel frattempo, noi continuiamo a fare quello che facciamo sempre, anche se adesso non siamo più eroi, angeli o qualunque altro titolo onorifico. L’ultimo paziente della prima ondata è stato dimesso, dal nostro reparto, il 30 giugno. Sono passati 8 giorni. Non siamo più COVID free,ma poco importa. Spero che tutto ciò che è stato non si ripeta, ovviamente, ma nessuno ne può avere la certezza, e chi afferma il contrario a mio parere è un bugiardo clamoroso.

Su questo virus si sa molto poco, quel poco che sappiamo lo abbiamo imparato strada facendo e lo abbiamo pagato 35000 (trentacinquemila) morti o giù di lì. Col senno di poi è facile parlare, soprattutto da parte di chi non era nei reparti a febbraio, marzo ed aprile. Ciò che abbiamo visto e vissuto in quel periodo non è spiegabile a parole. Solo chi c’era può capire:prima di tutto i pazienti (quelli che sono riusciti a sopravvivere), poi gli operatori sanitari e i parenti dei pazienti per quello che hanno passato, i lunghi periodi senza vedere i loro cari, le attese notturne di una telefonata che, per fortuna, nella maggior parte dei casi non è avvenuta.

Solo questi possono capire cosa è stato il COVID, tutti gli altri parlano per sentito dire o ripetono quello che stava scritto sui giornali o che ha ripetuto fino alla noia la TV. Mi fa tristezza e rabbia allo stesso tempo che persone che non hanno la minima cognizione di causa si mettano a pontificare, a esprimere giudizi, a incolpare questo o quell’altro di crimini non meglio precisati. Tali personaggi farebbero meglio a tacere,a mio modo di vedere.

La stragrande maggioranza delle persone non si rende conto che il mondo sta vivendo un evento che resterà nei libri di storia, nel bene e nel male. Essere qui a scrivere questo pistolotto per me significa che sono riuscito a sopravvivere per raccontarlo, e per me è un fatto che a marzo non era scontato per niente. Ah, per informazione, io il COVID l’ho beccato (come molti altri colleghi), ho gli anticorpi ma non ho mai avuto sintomi. Ma, a dirla tutta, non mi sento affatto tranquillo anche se gli esami dicono che in teoria sarei immune. Proprio per il fatto che non sappiamo nulla su questo simpatico esserino, e non ci sarà nessun professore che mi farà cambiare idea.

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La precisazione dell’ospedale di Cremona

La direzione della Asst, dopo il post virale dell’infermiere (nel frattempo rimosso), ha comunque tenuto a precisare con una nota:

“Nulla di nuovo da aggiungere alle dichiarazioni rilasciate dei giorni scorsi rispetto alla situazione ricoveri Covid-19 all’Ospedale di Cremona – ha dichiarato Rosario Canino, Direttore Sanitario ASST di Cremona – Una situazione che è sempre stata condivisa con la stampa e resa pubblica”.

“Attualmente in ospedale abbiamo dieci pazienti ricoverati, due in pneumologia (uno in ventilazione non invasiva) e otto alle malattie infettive – spiega Canino – I ricoveri degli ultimi giorni, nella maggior parte dei casi, hanno una stretta correlazione con il focolaio di Viadana. Mentre la nostra Terapia Intensiva è Covid Free già da qualche settimana”.

“Ciò detto – conclude Canino – è fondamentale mantenere alta l’attenzione, troppa gente si è già tolta la mascherina o continua a tenerla sul collo. Le misure di prevenzione vanno rispettate con rigore perché sono un’arma di certa efficacia”.

Un altro infermiere a Asti

Emanuele Campaner, un altro infermiere, stavolta in forze ad Asti all’ospedale Cardinal Massaja, è stato protagonista di un altro post sula stessa falsariga del collega cremonese:

Queste foto della mia divisa fradicia dopo la “svestizione”, le dedico a voi che affermate che sia tutto finito, a voi che non rispettate più alcuna norma di sicurezza, a voi che parlate di complotti e di invenzioni, ricordatevi bene che negli ospedali non è ancora tutto finito, ricordatevi bene che ancora migliaia e migliaia di persone stanno lavorando in condizioni tutt’altro che normali e che vediamo ancora lontano il ritorno alla normalità.

Molti di noi ad oggi stanno lavorando ancora imbardati con tute da palombari con 40° all’esterno, boccheggiando e temendo di svenire da un momento all’altro. Questo è ancora il nostro presente, la nostra quotidianità, poi usciamo dall’ospedale e fuori sembra che nulla sia successo. Sembra di uscire in un mondo parallelo. E questo fa rabbrividire.

Non si tratta di psicosi, non si deve esagerare con la paura, sono il primo a dirlo, ma quanto meno abbiate un po’ di responsabilità affinché non debba ricominciare tutto da capo e soprattutto, non sottovalutate ciò che è stato, perché una ricaduta sarebbe davvero tragica.

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