Carabinieri

Minacciano il rider con una pistola: “Dacci le pizze”. Scoperti i responsabili: in casa altre armi, coltelli e una katana

Un 20enne e un 22enne di Oderzo, già indagati per la rapina aggravata in relazione del 16 ottobre, dovranno ora rispondere anche del reato di detenzione illegale di armi

Minacciano il rider con una pistola: “Dacci le pizze”. Scoperti i responsabili: in casa altre armi, coltelli e una katana

Si è conclusa nella giornata di giovedì 27 novembre 2025 l’attività investigativa avviata dai Carabinieri della Tenenza di Oderzo in seguito alla rapina consumata lo scorso 16 ottobre ai danni di un fattorino della pizzeria “Toledo” di Oderzo. In quella circostanza, il giovane lavoratore, giunto sul luogo dell’ordine, era stato minacciato con una pistola da due individui che si erano poi impossessati delle pizze per un valore di circa 60 euro, dandosi alla fuga.

In casa dei responsabili trovate pistole, coltelli e una katana

Come riferito da una nota dei Carabinieri di Treviso diffusa alla stampa, gli accertamenti hanno permesso di individuare due giovani opitergini di 20 e 22 anni, entrambi disoccupati e con precedenti, ritenuti responsabili del gesto.

Su delega della Procura della Repubblica, nei loro confronti è stata eseguita una perquisizione domiciliare che ha portato al rinvenimento di un vero e proprio arsenale: cinque coltelli da combattimento, cinque repliche di pistole a salve prive del tappo rosso, alcuni tirapugni e una katana. Tutto il materiale, detenuto illegalmente, è stato sottoposto a sequestro.

I due soggetti, già indagati per rapina aggravata in relazione all’episodio del 16 ottobre, dovranno ora rispondere anche del reato di detenzione illegale di armi e strumenti atti ad offendere.

Sono in corso ulteriori accertamenti da parte dei Carabinieri per verificare se le armi sequestrate possano essere state utilizzate in altri episodi delittuosi. In particolare, è al vaglio degli investigatori un’aggressione avvenuta il 27 ottobre scorso, in danno di un 22enne della provincia di Pordenone, per la quale emergono alcuni elementi di possibile collegamento.

Si precisa che, allo stato, entrambi gli indagati godono della presunzione di innocenza sino a sentenza definitiva.