Nella Marca orientale prende forma l’ipotesi di un referendum per il cambio di regione. A valutare il distacco dal Veneto per aderire al Friuli Venezia Giulia sono i comuni di Gaiarine, Meduna di Livenza, Portobuffolè e Motta di Livenza, un’area di circa 90 chilometri quadrati con oltre 20mila abitanti.
L’iniziativa nasce da amministratori locali che, pur dichiarando un legame storico e culturale con il Veneto, ritengono più vantaggioso il sistema di risorse garantito dallo statuto speciale friulano.
In Friuli tornano le Province elettive
Il Parlamento, con il via libera definitivo del Senato, ha approvato il disegno di legge costituzionale che modifica lo Statuto speciale del Friuli Venezia Giulia, reintroducendo le Province elettive. I cittadini torneranno quindi a votare direttamente presidenti e consiglieri provinciali, superando il sistema attuale introdotto dalla riforma Delrio, che affida l’elezione agli amministratori comunali.
Il provvedimento, sostenuto dalla Regione e seguito dal ministro Roberto Calderoli, punta – secondo il Governo – a riportare istituzioni “più vicine ai territori”. Soddisfazione è stata espressa anche dal governatore Massimiliano Fedriga, che ha parlato di un rafforzamento della democrazia locale.
Non sono mancate però critiche, soprattutto sui social e dalle opposizioni, dove si teme un ritorno a strutture costose e poco incisive rispetto alle priorità quotidiane come sanità e servizi.
In questo quadro di maggiore autonomia e poteri locali, alcuni Comuni veneti di confine guardano con crescente interesse al modello friulano.
Un referendum per passare in Friuli
Secondo i sindaci promotori, il divario tra le due regioni si riflette soprattutto su bilanci comunali, servizi e personale. Nel pubblico impiego locale, spiegano, gli stipendi in Friuli Venezia Giulia risultano più alti di 200-300 euro al mese rispetto al Veneto, fattore che renderebbe difficile trattenere dipendenti dopo concorsi e percorsi di formazione.
Gli amministratori segnalano inoltre maggiori finanziamenti regionali per opere pubbliche e tempi più rapidi nell’assegnazione delle risorse.
In prima fila i Comuni di Gaiarine e Meduna
Il sindaco di Gaiarine, Diego Zanchetta, riferisce che l’ipotesi referendaria sta emergendo nel confronto tra i municipi di confine. A suo avviso, le differenze tra Veneto e Friuli impongono una riflessione legata alla necessità di garantire servizi efficienti e una gestione più solida delle risorse.

Pur ribadendo l’identità veneta della comunità, il primo cittadino ricorda che a quasi dieci anni dal referendum regionale sull’autonomia del 2017, che aveva registrato un’ampia partecipazione, non si sono visti cambiamenti concreti.
A Meduna di Livenza il tema torna d’attualità dopo il tentativo del 2008, quando il referendum non raggiunse il quorum. Il sindaco Arnaldo Pitton conferma contatti tra amministrazioni e non esclude una nuova consultazione.

“Le regioni d’Italia dovrebbero essere tutte uguali, tutte importanti con gli stessi diritti e doveri. Speriamo che la parità di diritti e doveri diventi realtà, per non far soffrire i comuni di confine così da valorizzare le nostre diversità culturali, e allineare quelle economiche”, ha commentato sui social il primo cittadino.
Anche Portobuffolè sta valutando la possibilità, mentre a Motta di Livenza l’attenzione si concentra soprattutto sulle difficoltà nel reperire personale comunale, con candidati che spesso scelgono enti friulani per condizioni economiche migliori.
I finanziamenti e i servizi a confronto
Tra gli esempi citati dagli amministratori figurano i contributi per progetti legati al contratto di fiume del Livenza. Secondo quanto riferito, la Regione Friuli Venezia Giulia avrebbe finanziato in tempi brevi tutti i progetti presentati dai comuni del proprio territorio, mentre sul versante veneto diverse iniziative sarebbero ancora in attesa.
Cessalto dice di no
Non tutti i municipi guardano al cambio di regione. A Cessalto, ad esempio, l’amministrazione non sostiene l’ipotesi referendaria. Il sindaco Emanuele Crosato ritiene prioritario rafforzare l’autonomia locale all’interno del Veneto e rilanciare il ruolo delle Province, pur riconoscendo l’esistenza di un malessere diffuso tra gli amministratori di confine.
Il confronto resta aperto tra identità territoriale e opportunità economiche. L’eventuale referendum rappresenterebbe il passaggio formale per verificare l’orientamento dei residenti. Nel frattempo, i sindaci proseguono il dialogo per valutare costi, benefici e tempi di un possibile iter istituzionale.
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