Prosegue l’indagine che vede coinvolti una professoressa di 52 anni, arrestata a Treviso venerdì 13 marzo 2026 e attualmente reclusa nel carcere della Giudecca a Venezia, e il compagno, un giornalista 48enne, rinchiuso nel penitenziario di Rebibbia a Roma. Entrambi devono rispondere di accuse gravi: scambio, detenzione, accesso a materiale pedopornografico e violenza sessuale su minori.
Martedì 17 marzo 2026, per la docente trevigiana, si svolgerà l’interrogatorio di garanzia.
Interrogatorio di garanzia per la prof di liceo di Treviso
Durante l’interrogatorio di garanzia, l’insegnante è chiamata a rispondere alle accuse davanti al giudice per le indagini preliminari. La 52enne ha già dichiarato la propria estraneità ai fatti più gravi, negando di aver commesso abusi.
È probabile che il fascicolo processuale venga trasferito dalla Procura di Roma a quella di Venezia, sede della Direzione Distrettuale competente per i reati informatici e la pedopornografia a livello regionale.
Tale spostamento di competenza deriverebbe dal fatto che gli abusi immortalati in foto e video rinvenuti nel computer della docente, sarebbero stati commessi nella Marca Trevigiana.
A scoprire foto e video è stata la figlia 16enne
A far emergere la vicenda è stata la figlia 16enne della professionista che, durante un periodo di vacanza con la madre, ha scoperto foto e video sul suo computer, che ritraevano lei stessa e i due cugini di 5 e 8 anni.
Le attività investigative sarebbero scattate sei mesi fa in seguito alla denuncia presentata dall’ex marito della docente. Secondo le ricostruzioni, il materiale sarebbe stato prodotto direttamente dalla professoressa che avrebbe approfittato dei momenti in cui i nipoti le venivano affidati dal fratello.
Sequestrati smartphone, tablet e computer
I Carabinieri del Nucleo investigativo hanno sequestrato smartphone, tablet e computer nelle abitazioni di Roma e Treviso.
Secondo gli inquirenti, i dispositivi contengono una mole elevatissima di file dal contenuto sessualmente esplicito. Nelle chat tra i due indagati sarebbero stati rinvenuti commenti definiti “irripetibili” dagli investigatori, riferiti alle immagini e ai video dei minori condivisi tra la docente e il compagno giornalista.
L’analisi tecnica sui dispositivi elettronici prosegue per verificare se il materiale pedopornografico venisse condiviso con soggetti terzi.
Si ricorda che la responsabilità penale delle persone indagate potrà essere accertata solo con eventuale sentenza definitiva di condanna, nel rispetto del principio di presunzione di innocenza.