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Caso Prošek, audizione in Senato per tutelare il nostro Prosecco: "Europa vergognosa"

Restano 45 giorni per bloccare la domanda di riconoscimento del prosek croato. Ieri il tavolo in videoconferenza, presentato un documento.

Caso Prošek, audizione in Senato per tutelare il nostro Prosecco: "Europa vergognosa"
Attualità Conegliano e Valdobbiadene, 06 Ottobre 2021 ore 08:26

Caso Prošek, ieri audizione in Senato nella Commissione Agricoltura e produzione agroalimentare, per affrontare la questione legata al riconoscimento dell'indicazione geografica protetta del vino croato.

Caso Prošek, audizione in Senato

L’assessore all’Agricoltura della Regione del Veneto, Federico Caner, ha partecipato ieri, martedì 5 ottobre 2021, in videoconferenza, assieme ai colleghi assessori del Friuli Venezia Giulia e del Piemonte, all’audizione in Senato, nella Commissione Agricoltura e produzione agroalimentare, per affrontare la questione legata al riconoscimento dell'indicazione geografica protetta del vino croato Prošek.

“Il nostro vuole essere un grido di allarme affinché, in futuro, non si presentino dei casi simili – fa sapere l’assessore del Veneto -. Dobbiamo reagire in maniera corale, creando un gruppo di lavoro che sostenga, soprattutto nelle sedi europee, un’azione collettiva contro questa richiesta che è evidente che creerà dei precedenti”.

“A preoccuparci non è la concorrenza, ma il principio che sta dietro alla menzione – continua l’Assessore all’Agricoltura -. I numeri testimoniano che siamo una realtà solida: sono oltre 24mila le aziende produttrici di Prosecco tra Veneto e Friuli, 9 le province interessate, di cui 5 venete e 4 friulane per una produzione complessiva di oltre 600 milioni di bottiglie vendute all’anno (500 milioni Doc, 92 milioni Conegliano e Valdobbiadene Docg, 18,7 milioni Asolo Docg). Il prosecco è un prodotto di punta italiano e come tale va difeso”.

“Stiamo giocando una partita che vede già schierato un fronte di consorzi di produttori contro il Prošek croato, che intende fare squadra anche con tutti gli attori della politica nazionale e internazionali – continua l’Assessore -. Sappiamo bene che il Prošek è un prodotto diverso, ma dobbiamo combattere il principio dell’Italian sounding all’estero. Del resto, proprio il nome Prošek richiama alla mente le bollicine del nostro Paese. Se c’è una norma europea non comprendo perché si debba aprire la porta a questi riconoscimenti creando confusione nel consumatore. Detto questo, abbiamo predisposto un documento, approvato dalla conferenza delle Regioni e portato avanti dalla Commissione Politiche Agricole, che abbiamo trasmesso al Ministro competente in materia. In modo unanime chiediamo che siano attivate tutte le iniziative per fare opposizione alla richiesta della Croazia. Ora la partita deve essere chiusa a Bruxelles”.

L'Associazione per il Patrimonio delle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene

Con queste parole invece Marina Montedoro, Presidente dell’Associazione per il Patrimonio delle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene, è intervenuta all’audizione di ieri istituita dalla Commissione Agricoltura e produzione agroalimentare, in videoconferenza, in relazione al tema Prošek, concentrandosi in particolare sulle problematiche che potrebbero derivare alla filiera del Prosecco dal riconoscimento dell'indicazione geografica protetta del vino croato.

"Ringrazio il Senatore Gianpaolo Vallardi per aver avuto la sensibilità di invitare a questa audizione la nostra Associazione e ringrazio il sottosegretario alle politiche agricole alimentari e forestali Gian Marco Centinaio per aver già istituito un tavolo di lavoro sul tema. In questo momento dobbiamo mostrarci coesi e uniti per tutelare una denominazione che non solo identifica un prodotto agroalimentare riconosciuto in tutto il mondo e che dal 2009 gode della riserva del nome, ma anche un territorio iscritto nella lista di Patrimonio dell’Umanità dal 2019. Come associazione pensiamo infatti che la problematica Prošek vada trattata in queste due direzioni, da un lato la tutela a 360 gradi delle denominazioni, sinonimo di garanzia e qualità dei nostri prodotti, dall’altro la tutela di un’area che nel Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene si identifica e da cui trae nome, proprio perché l’attività della coltivazione di queste viti costituisce uno degli elementi di unicità sui quali abbiamo costruito la nostra candidatura.

Credo quindi importante che, nel dossier che il Ministero delle Politiche Agricole presenterà alla Commissione, anche questo elemento venga evidenziato: come per l’UNESCO, “Prosecco” rappresenti l’identificazione di un sito che è e deve restare patrimonio dell’umanità per anni. Oggi le nostre Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene hanno un flusso turistico di circa 250mila presenze, ma le previsioni sono che in 10 anni questi numeri salgano, fino a quadruplicare. Tutelare il nome Prosecco significa, non solo, combattere il cosiddetto “italian sounding”, grande problema del nostro agroalimentare, ma anche, evitare un danno dal punto di vista turistico. Come Associazione ci mettiamo a disposizione del Ministero e della Commissione Agricoltura per collaborare attivamente in questa direzione”.

Coldiretti: "Ci sono le premesse per vincere la battaglia"

"Restano 45 giorni per bloccare la domanda di riconoscimento del prosek croato e tutelare il vero prosecco che con una crescita delle esportazioni del 35% nei primi sei mesi del 2021 è il vino italiano più consumato al mondo".

E’ quanto afferma la Coldiretti nel sottolineare che si tratta di un precedente pericoloso che rischia di indebolire l’intero sistema di protezione giuridica dei marchi di tutela.

"Ci sono le premesse per vincere questa battaglia in Europa grazie – sottolinea la Coldiretti - alla recente sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea che ha dichiarato illegittimi proprio i nomi truffa che evocano in modo strumentale ed ingannevole prodotti a denominazione di origine riconosciuti e tutelati come la star delle bollicine italiane che quest’anno dovrebbe raggiungere il record di 700 milioni di bottiglie prodotte, la più grande denominazione al mondo. Da scongiurare – continua la Coldiretti - sono anche i recenti orientamenti di Bruxelles nei confronti dei prodotti base della dieta mediterranea come il vino con l’ipotesi di etichette allarmistiche per disincentivarne il consumo e lo stop anche ai sostegni alla promozione. Un danno incalcolabile – conclude la Coldiretti - per un prodotto come il vino che realizza ben oltre la metà del fatturato all’estero per un valore di 6,3 miliardi nel 2020, in aumento del 14% nel primo semestre di quest’anno.

Zaia: "Europa vergognosa con il Veneto"

“L’Europa sta facendo nei nostri confronti una cosa vergognosa. Questo prosek non dovrebbe essere nemmeno oggetto di valutazione. Dobbiamo essere uniti e fare squadra con ogni mezzo legittimo per bloccarlo”.

Lo dice infine il Presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia,  in relazione agli sviluppi della vicenda del vino croato.

“E’ un fatto di rispetto – prosegue il Governatore – un grave precedente che l’Europa crea nei nostri confronti, ma anche un precedente giuridico che non può essere trascurato. Non dobbiamo assolutamente accettare una decisione in questo senso dell’Europa e stiamo anche coordinando uno staff di legali”.

“Noi pensiamo che vengano meno due principi – prosegue il Presidente del Veneto – il primo è che abbiamo la riserva del nome prosecco dal 2009, concordata con l’Europa, che dà a noi l’esclusiva del nome, che siamo i territori dove lo si produce; il secondo, non meno significativo, è che dal 2019 addirittura un Sito Patrimonio dell’Umanità Unesco porta il nome di Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene. Non si possono disattendere due grandi decisioni come queste lasciando spazio all’avanzata di un nome e di un vino che tra l’altro non ha nulla a che fare con il prosecco dal punto di vista delle sue caratteristiche”.

“Il prosek non c’entra niente con il prosecco – conclude il Governatore – ma sicuramente sui mercati rappresenterebbe un grave elemento di confusione. Al proposito, ci riserviamo di presentare ulteriore documentazione”.