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Grave di Ciano, il Comitato chiede le dimissioni dell'Assessore Bottacin

Con un lunghissimo comunicato Franco Nicoletti, Presidente del Comitato per la Tutela delle Grave di Ciano, alza il tiro contro il rappresentante della Regione

Grave di Ciano, il Comitato chiede le dimissioni dell'Assessore Bottacin
Attualità Montebelluna, 22 Maggio 2021 ore 17:31

La presa di posizione segue di pochi giorni la decisione del Comune di Crocetta di adire le vie legali per far ritirare la delibera regionale che dà il via alla progettazione del nuovo bacini di laminazione a Ciano. Ecco il testo integrale del Comitato a cui è seguita la corposa risposta di Bottacin

Il comunicato

Nei vari quotidiani sono recentemente usciti numerosi comunicati stampa da parte di diversi attori interessati alla questione delle casse di espansione sul fiume Piave. Come Comitato desideriamo fare chiarezza, citando documenti pubblici incontestabili.

L’Ass. Bottacin evita accuratamente di menzionare la raccomandata del Ministero dell’Ambiente del 10 gennaio 2020, in cui si invita la Regione Veneto a condurre ogni necessaria verifica volta al pieno rispetto della Direttiva Habitat. Nel marzo 2020 il Ministro dell’Ambiente invita l’Ass. Regionale all’Ambiente Ing. Bottacin ad adottare lo strumento dei Contratti di Fiume, raccomandando di garantire la valorizzazione dei territori fluviali ed assicurare il massimo coinvolgimento di comuni, associazioni e comitati. Il Ministro Costa puntualizza che la richiesta di finanziamento per la realizzazione delle casse a Ciano è una “proposta regionale” in seguito a un Piano “predisposto dalla Regione del Veneto”, quindi non per volontà né del Ministero, né dell’Autorità di Bacino (che dipende dal Ministero stesso).

La scelta di Ciano è stata infatti stabilita con il Piano delle Azioni e degli Interventi a firma del Commissario Delegato Dott. Luca Zaia, traendo la scelta dal Piano Stralcio Sicurezza Idraulica del 2009, ma invertendo la accertata priorità dei siti con “vizio di motivazione”, così come legalmente definita la voluta omissione di supporto giustificativo. Infatti Il Piano Stralcio, unico studio ufficiale approfondito e dettagliato finora prodotto, aveva individuato come miglior soluzione il sito di Ponte di Piave.

L’Ass. Bottacin, nonostante questi atti ufficiali pubblici, continua ad imputare questa decisione al Governo, facendo credere che la Regione sia mera e innocente esecutrice. Anche se per assurdo fosse così, da un Assessore Regionale all’Ambiente ci aspetteremmo fosse egli stesso a chiedere al Governo di optare verso la migliore soluzione. Dovrebbe essere il nostro portavoce e miglior alleato nella difesa dell’ambiente e non il nostro maggior oppositore. Facciamo notare anche che il Sottosegretario al Ministero dell’Ambiente Dott. Morassut non ha scritto alla Regione bensì al Sindaco di San Donà di Piave e nella sua missiva, considerata l’urgenza di mettere in atto soluzioni risolutive rispetto all’emergenza del rischio idrogeologico del territorio, dichiara si possa fare una cassa di espansione portando avanti il contratto di fiume in parallelo, senza mai indicare che la cassa sia da realizzarsi a Ciano anziché a Ponte di Piave e neppure che si possa evitare di rispettare le Direttive Europee.

Risulta inoltre evidente che la realizzazione di una sola cassa sarà opera più che sufficiente se verrà messo in atto con efficacia lo strumento del Contratto di Fiume e saranno attuate le altre soluzioni previste dal Piano Stralcio stesso, compresa la risoluzione delle criticità del tratto Nervesa-Ponte di Piave che non necessita di interventi faraonici.
Preme sottolineare che la progettazione delle casse a Ciano, per le caratteristiche dell’opera e i requisiti da rispettare, non potrà mai superare l’esame di una Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), a meno che non venga influenzata da forzature politiche.

Inoltre, quest’opera a differenza di Ponte di Piave, per i parametri non rispettati ed i tempi di esecuzione necessari, non potrà in alcun modo rientrare tra i progetti finanziabili con i fondi del Recovery Fund e comporterà invece l’incorrere in sanzioni europee per non aver rispettato le Direttive Ambientali.

A fronte di tutte queste considerazioni troviamo incomprensibili e sconcertanti le posizioni della Regione Veneto, dell’Ass. Bottacin e dei Sindaci di Ponte e San Donà di Piave, e di questo dovranno assumersene le responsabilità qualora si verificassero esondazioni con vittime nel prossimo decennio, in quanto le casse a Ponte di Piave verrebbero realizzate in minor tempo rispetto a Ciano, riuscendo così a garantire la sicurezza dei cittadini con numerosi anni di anticipo. In questo lasso di tempo 80.000 persone vivrebbero in sicurezza. Da ciò deduciamo che la decisione di realizzare le casse a Ciano non è motivata dalla volontà di mettere in sicurezza i cittadini e il territorio bensì da altri interessi, che poco hanno a che fare con il bene della comunità.

Per quanto riguarda poi la idilliaca rappresentazione del parco del Piave che seguirebbe alla incontestabile devastazione dell’area, sentire un assessore all’ambiente esprimersi con tale noncuranza (Gazzettino 15/05/2021), proprio in prossimità della Giornata Mondiale della Biodiversità, sorvolando sul fatto che andrebbe irrimediabilmente distrutta un’area di elevatissimo pregio ambientale e di ricchissima biodiversità, protetta da Rete Natura 2000, suona davvero imbarazzante.

Nei cinque anni del suo mandato da Assessore all’Ambiente, dal 2015 al 2020, il Veneto ha consolidato tre grandi e tristi primati in tema ambientale: prima regione in Italia per cementificazione, prima regione per consumo di pesticidi e una delle regioni con il più alto inquinamento atmosferico al mondo. In qualsiasi azienda privata un amministratore con questi risultati di gestione verrebbe “dimissionato”, non certo confermato per un ulteriore quinquennio e riteniamo quantomeno opportune le sue dimissioni.

Rispettosamente chiediamo ai Sigg. Prefetti di Treviso e Venezia, in qualità di rappresentanti del governo, presenti agli incontri tra le parti interessate intercorsi nei mesi di dicembre 2019 e febbraio 2020 – incontri a cui come Comitato ci è stato impedito di presenziare e in cui si è evitato accuratamente di presentare in modo opportuno l’alternativa – di vigilare affinché le Istituzioni perseguano la migliore soluzione da tutti i punti di vista così come definito dal Piano Stralcio del 2009, nell’interesse della sicurezza della comunità stessa, evitando sperperi di denaro pubblico, sanzioni dell’Unione Europea e la distruzione di ambienti naturali unici e irripristinabili.