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AMBIENTE

Le casse di espansione sul Piave fanno litigare maggioranza e opposizione in Regione

Botta e risposta a suon di comunicati sul progetto dei bacini di laminazione nelle grave di Ciano a ridosso del Montello

Le casse di espansione sul Piave fanno litigare maggioranza e opposizione in Regione
Attualità Montebelluna, 27 Aprile 2021 ore 09:59

Zanoni (PD): “Il progetto nelle Grave di Ciano è incompatibile coi tempi del Recovery Fund”. Assessore Bottacin: “Il progetto non è della Regione e il Ministero sta accelerando sulle autorizzazioni” (in foto l’area del progetto della casse di espansione tratta da www.graveciano.com)

Dibattito in Consiglio Regionale

Andrea Zanoni, consigliere regionale del Partito Democratico torna sulla doppia risposta dell’assessore all’Ambiente  Giampaolo Bottacin a due interrogazioni sottoscritte anche da altri esponenti della minoranza di Palazzo Ferro Fini, in cui si chiedeva l’ubicazione delle casse di espansione sul Piave previste in altrettante schede del Piano regionale per la ripresa e resilienza.

“Abbiamo atteso tre mesi per avere una risposta dall’assessore Bottacin a due interrogazioni molto semplici: adesso capiamo il perché di un ritardo altrimenti ingiustificato: era imbarazzato nel doversi arrampicare sugli specchi perché quanto proposto era in netta violazione delle ferree regole della Commissione Europea sul Recovery Fund, poiché i progetti devono essere completati entro il 2026”.

Secondo Zanoni la realizzazione di due bacini di laminazione da 30 milioni di metri cubi e un costo complessivo di ottanta milioni di euro richiederebbe almeno 20 anni, dato che per il bacino di Caldogno sul Timonchio da 4 milioni di metri cubi ha richiesto otto anni di lavoro.

Sostenibilità ambientale

Il consigliere del PD ricorda anche una lettera del ministero dell’Ambiente del 10 gennaio 2020 che fa riferimento proprio alle casse di Ciano e nella quale si parla di ‘impatti negativi significativi sui siti Natura 2000 interessati, in particolar modo su diversi habitat di interesse comunitario alcuni prioritari, tipici degli ambienti fluviali e ripariali’.

“L’assessore ha poi citato a sproposito sia l’ex presidente del Consiglio Gentiloni che l’ex sottosegretario all’Ambiente Morassut imputando a loro la scelta del sito di Ciano. L’ubicazione deriva invece dal ‘Piano delle azioni e degli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico previsto dalla Regione del Veneto ai sensi dell’articolo 1 comma 3 lettera d dell’Opcm numero 3906 del 13 novembre 2010’ firmato dal Presidente Zaia. Non ce lo inventiamo noi, ma sono i fatti così come espressamente ribadito dall’allora ministro dell’Ambiente Costa in una lettera inviata proprio a Bottacin il 26 marzo 2020. E tornando a Morassut, nella missiva diretta al sindaco di San Donà e non alla Regione, non ha mai fatto il nome del sito di Ciano del Montello come invece riferito in aula dall’assessore”, precisa il consigliere Pd che chiude chiamando in causa Zaia.

I sindaci del territorio

“Conceda l’incontro a quella decina di sindaci del Trevigiano (Crocetta del Montello, Cornuda, Valdobbiadene, Montebelluna, Vidor, Caerano San Marco, Giavera e Volpago del Montello) i cui Consigli comunali hanno approvato all’unanimità, quindi anche col voto dei consiglieri del Partito Democratico,  mozioni e ordini del giorno in cui si chiede che le casse vengano fatte sì in provincia di Treviso, ma a Ponte di Piave, per evitare rischi idraulici pericolosissimi per le popolazioni dell’area del Montello, a causa del fenomeno del carsismo, ben noto negli ambienti tecnico-scientifici. A questo proposito sono comunque convinto che la procedura Via, al quale il progetto dovrà essere sottoposto, indicherà proprio Ponte di Piave come alternativa obbligatoria, del resto era il sito messo come prioritario in tutti i documenti ufficiali prima dell’intervento della Regione”.

La risposta dell’assessore Bottacin

“Il consigliere Zanoni ha perso, una volta ancora, un’occasione per informarsi prima di intervenire. Di sicuro non è al corrente che i sindaci di Montebelluna, Sernaglia, Giavera, Nervesa, Pederobba, Vidor, Volpago ed alti ancora li ho incontrati anche oggi. Ma ancor più grave è il fatto che non sappia che è l’autorità di bacino e non la Regione a pianificare le opere idrauliche di questo tipo. Proprio l’autorità di bacino ha inserito l’intervento di Ciano nel piano stralcio approvato con dpcm del 2 ottobre 2010 e successivamente con dpcm del 21 novembre 2013. Quindi, ben dopo il 2010, anno a cui si riferisce Zanoni.

Così come è il Governo che nel 2016, tramite decreto del Ministero dell’Ambiente del 30 novembre 2016, ha finanziato la progettazione dell’invaso di Ciano. Ricordo anche che tale intervento è esattamente quello a cui si riferisce l’ex sottosegretario Morassut nella sua lettera al sindaco di San Donà di Piave; lettera che ha provveduto a inoltrare al sottoscritto. Questo può verificarlo lui stesso sentendo direttamente il suo collega di partito. Ancora una volta, quindi, da tutti i punti di vista, Zanoni ha perso l’ennesima occasione per tacere.

Quanto alle tempistiche, ricordo che proprio oggi si riscontra sul sole 24 ore che il ministro Cingolani sta definendo un decreto che consente di accelerare gli iter autorizzativi degli interventi previsti nel Recovery Fund”.