Crescita controversa

Prosecco da record nel mondo, ma dai parroci del territorio arriva la "scomunica"

Una crescita travolgente che classifica il Prosecco come il vino più esportato a livello mondiale. Ma dal territorio vengono dubbi e preoccupazioni.

Prosecco da record nel mondo, ma dai parroci del territorio arriva la "scomunica"
Attualità Conegliano e Valdobbiadene, 20 Luglio 2021 ore 09:05

Record di esportazioni nel mondo, la soddisfazione di Coldiretti. Ma i parroci delle Colline non "benedicono" l'eccessiva diffusione a scapito del territorio e lanciano l'allarme, subito ripreso dal Pd.

Prosecco da record nel mondo

"Festeggiamo questo record che è frutto di un vino straordinario che ha conquistato il mondo". Così Giorgio Polegato, presidente di Coldiretti Treviso saluta il rinnovato successo del Prosecco. Mai così tante bottiglie di questo straordinario vino, infatti, sono state stappate nel mondo come nel 2021 in cui si registra un aumento record delle esportazioni del 17%.

E’ quanto emerge dall’analisi della Coldiretti sulla base dei dati Istat relativi al primo quadrimestre dell'anno in cui sono state spedite all'estero oltre 120 milioni di bottiglie.

Una crescita travolgente che classifica il Prosecco – sottolinea la Coldiretti – di gran lunga come il vino più esportato a livello mondiale con circa 1/3 delle bollicine, seguito dal Cava (14%) e dallo Champagne (11%)

“Nonostante le difficoltà della pandemia il Prosecco continua a farsi conoscere e piacere ad ogni latitudine – continua Polegato - Siamo presenti con il Prosecco in duecento paesi del mondo grazie ad un vero lavoro di squadra da parte delle nostre aziende che hanno puntato sulla qualità. Coldiretti è protagonista di questo successo grazie alle tante imprese associate che lavorano nel migliore dei modi in un territorio inimitabile come lo è il nostro Prosecco”.

Gli Stati Uniti sono diventati il primo acquirente di bottiglie di Prosecco con un aumento del 17% ma l'incremento maggiore delle vendite – sottolinea la Coldiretti - si è verificato in Germania con un +29% seguita dalla Francia (+21%) dove le bollicine italiane mettono a segno una significativa vittoria fuori casa.

In controtendenza – continua la Coldiretti - la Gran Bretagna che fa registrare un calo del 9% delle bottiglie stappate anche se si posiziona al secondo posto tra i clienti. A pesare sull’export in Uk – precisa la Coldiretti – sono le difficoltà burocratiche ed amministrative legati all’uscita degli inglesi dall’Unione Europea con la Brexit. Le criticità maggiori, per chi esporta verso il Regno Unito – precisa Coldiretti – interessano le procedure doganali e riguardano anche l’aumento dei costi di trasporto dovuti a ritardi e maggiori controlli. Una situazione peraltro che – continua Coldiretti –rischia di favorire l’arrivo di contraffazioni ed imitazioni favorite dalla deregulation e non è un caso che proprio nei pub inglesi – riferisce la Coldiretti – sono state smascherate le vendite di falso prosecco in lattina o alla spina.

Prosecco da record nel mondo, ma dai parroci del territorio arriva la "scomunica"

 

Ma è anche il più "taroccato"

Il Prosecco è infatti anche il vino più taroccato al mondo come dimostrano – sostiene la Coldiretti - le imitazioni diffuse in tutti i continenti smascherate dalla Coldiretti dal Meer-secco al Kressecco, dal Semisecco e al Consecco, dal Whitesecco al Crisecco. A preoccupare per ultima è la richiesta di riconoscimento all’Unione Europea del Prosek croato contro la quale si è giustamente opposta l’Italia.

Il record storico delle vendite all’estero è un ottimo modo per festeggiare il compleanno del riconoscimento Unesco per le Colline del Prosecco avvenuto il 7 luglio 2019 per uno spumante la cui produzione abbraccia due regioni (Veneto e Friuli Venezia Giulia), nove province e tre denominazioni d’origine (Prosecco Doc, Prosecco di Conegliano Valdobbiadene Docg e Asolo Prosecco Docg) per una produzione complessiva che ha superato - conclude la Coldiretti - 600 milioni di bottiglie

Le preoccupazioni dei sacerdoti delle Colline

“Ancora una volta i parroci lanciano l’allarme sulle conseguenze della proliferazione indiscriminata del Prosecco. Zaia dovrebbe ascoltarli e agire: non c’è solo l’enorme tema ambientale, ma quello della tenuta delle comunità locali. In questi anni la Regione ha parlato molto di riconversione biologica e sostenibilità, ma in concreto ha fatto ben poco”.

In controtendenza con i trionfalismi da esportazione, Andrea Zanoni, consigliere regionale del Partito Democratico, riprende le preoccupazioni dell’Unità pastorale dell’Abbazia (comprendente le parrocchie di Cison di Valmarino, Combai, Farrò, Follina, Miane, Campea, Premaor, Tovena e Valmareno), messe nero su bianco in una lettera ai fedeli e ribadite nelle omelie di ieri.

“Il paesaggio della Marca è già stato stravolto da quella che è diventata un’enorme monocoltura, dove si continua a fare abbondante uso di prodotti chimici, circa 4.500 tonnellate l’anno. Magari anche vietati in Italia. Oltre un mese fa ho presentato un’interrogazione per sapere quali sono i controlli della Regione sulle sostanze impegnate nei vigneti, ancora senza risposta. Inoltre si continuano a disboscare le zone del Sito Unesco per far spazio a nuovi vigneti come sta accadendo, solo a titolo di esempio, in queste ore in località Ligonto, nel comune di Follina. Zaia e la Lega, che troppo spesso a sproposito si richiamano ai ‘valori cristiani’, dovrebbero leggere l’enciclica di Papa Francesco ‘Laudato Si’’: ’l’ambiente è un dono collettivo, patrimonio di tutta l’umanità’, si parla di ‘eredità comune da amministrare’ e di come la ricerca del profitto economico rapido e facile sia in contrasto con la cura degli ecosistemi”, ricorda Zanoni.

E infine:

“Mi ha molto colpito il duro tono usato dai parroci, segno che il limite è stato ampiamente passato: avidità, assenza di umanità, indifferenza verso la sofferenza e i timori di tante persone per l’uso talvolta incontrollato di pesticidi, sottolineando come le relazioni sociali, di buon vicinato’, stiano saltando e denunciano un clima sociale sempre peggiore. La buona politica dovrebbe farsene carico e intervenire. Finora, invece, l’unica soluzione è stata quella di affidarsi alla responsabilità dei produttori, con risultati evidentemente insufficienti”.