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Adesso anche la Marca ha paura dei lupi

Accordo a Treviso tra la Coldiretti e la Prefettura firmato un documento di condivisione d’intenti.

Adesso anche la Marca ha paura dei lupi
Treviso, 28 Luglio 2019 ore 16:19

Adesso anche la Marca ha paura dei lupi. Il Prefetto di Treviso dice sì al Protocollo sui grandi carnivori voluto da Coldiretti. Un documento di condivisione degli intenti, in linea con il Piano di gestione del lupo presentato dal Governo, ma non ancora approvato in questa legislatura. Allo stesso tempo di denuncia e proposta. È quello condiviso da Coldiretti che sarà portato ai Prefetti delle province venete per la sottoscrizione.
In Prefettuta Giorgio Polegato, presidente di Coldiretti Treviso e il direttore Antonio Maria Ciri per affrontare il tema con il rappresentante territoriale del Governo del capoluogo della Marca trevigiana, Maria Rosaria Laganà che ha condiviso il documento. Nel testo Coldiretti chiede di avviare una «politica regionale coerente che sappia contemperare le richieste degli allevatori con la protezione della specie lupo». Nel corso dell'ultima assemblea i dirigenti di Coldiretti Veneto hanno infatti convenuto tutti nel presentare un documento unico ai Prefetti, che in quanto autorità territoriali del Governo, potranno trasmettere a livello nazionale lo stato di allarme degli imprenditori zootecnici. Il testo (in allegato) contiene un'analisi della situazione con i dettagli provinciali, un excursus di quanto finora svolto e una richiesta di rafforzamento delle politiche attive.
"La decisione rispetto alle attività spetta al Ministro dell'Ambiente: proprio a lui ci rivolgiamo per il tramite delle Prefetture affinchè, oltre a quanto disposto in ordine alla prevenzione, anche l'attività di controllo sia intensificata» ha sottolineato, facendo eco al direttore di Coldiretti Veneto Pietro Piccioni, il presidente di Coldiretti Treviso Giorgio Polegato «il livello di esasperazione degli allevatori non può non venir più considerato. Un grazie al nostro Prefetto capace di avere una visione reale dei vari contesti in cui operano gli agricoltori e vivono i cittadini".
In provincia di Treviso, interessata dalle predazioni del lupo in particolare nel proprio territorio dell'arco alpino e prealpino, lo scorso anno si sono registrati 11 attacchi, 5 bovini morti e 10 ovicaprini morti.
Numeri di fatto più che raddoppiati rispetto al 2017, quando gli attacchi rilevati furono 4, con 1 bovino morto e 5 ovicaprini morti.
La situazione di Treviso, tuttavia, è la meno grave. Numeri ben più elevati si registrano infatti nelle province di Belluno, Vicenza e Verona.
Occorre avviare con decisione una politica regionale coerente che sappia contemperare le richieste degli allevatori con la protezione della specie lupo.
A questo proposito, il Piano di gestione del Lupo presentato dal Governo ma non ancora approvato in questa legislatura e, è stato condiviso da Coldiretti. Il piano prevede le seguenti azioni: monitoraggio della popolazione dei lupi; campagne di informazione sui sistemi di prevenzione; misure per la gestione dei pascoli; lotta agli incroci con i cani; misure per rendere i rimborsi più rapidi e applicazione residuale della deroga alla protezione del lupo quando è comprovato che la prevenzione non funziona.
Coldiretti considera necessario proseguire il monitoraggio della effettiva distribuzione del lupo, facendo confluire le informazioni in un unico database regionale e coprire al 100% i costi sostenuti dagli allevatori per la realizzazione di sistemi di prevenzione (recinzioni elettrificate, cani da guardianìa) e contribuire alla messa in atto di altri sistemi volti alla maggiore protezione del bestiame al pascolo, come la guardianìa permanente (personale), garantendo servizi di formazione ed assistenza tecnica alle imprese agricole zootecniche per la realizzazione di tali misure. Inoltre, sempre secondo quanto stipulato nell’accordo col prefetto, va assicurata una procedura amministrativa snella che, a fronte dei danni causati dalla presenza del lupo, consenta all’allevatore di percepire l’indennizzo entro e non oltre tre mesi dalla data dell'accertamento, garantendo certezza dei tempi e dell’erogazione del quantum dovuto.