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Noe Treviso

Catene e boe, smaltimento illegale di rifiuti nel Lago di Garda FOTO

Decisivo il supporto del Noe di Treviso. Si ipotizza che siano stati gettati nel lago dei plinti in cemento di circa 400 kg l’uno.

Catene e boe, smaltimento illegale di rifiuti nel Lago di Garda FOTO
Cronaca Treviso, 06 Febbraio 2020 ore 15:14

Catene e boe, smaltimento illegale di rifiuti nel Lago di Garda.

Catene e boe, smaltimento illegale di rifiuti nel Lago di Garda

I Carabinieri della Motovedetta di Torri del Benaco in collaborazione con i colleghi del Nucleo Operativo Ecologico di Treviso hanno deferito all’Autorità Giudiziaria di Verona sei persone per smaltimento illecito di rifiuti non pericolosi all’interno delle acque del lago di Garda. L’azien è stata resa possibile grazie alle segnalazioni dei cittadini che avevano notato degli spostamenti non idonei.

Numerose le testimonianze

Ai cittadini di Torri del Benaco, che si possono definire come dei veri e custodi della salute del lago di Garda, non quadravano alcuni spostamenti che la chiatta della ditta incaricata dei lavori di rifacimento del locale campo boe effettuava fino al largo della località Pai e si erano rivolti ai Carabinieri, temendo che si stesse svolgendo un’attività illecita.
Alla fine di maggio 2019, i Carabinieri della Motovedetta 605 di Torri del Benaco hanno raccolto le preoccupazioni degli abitanti di Torri e si sono messi subito al lavoro, ascoltando numerose testimonianze e riuscendo addirittura ad acquisire una registrazione video che documentava alcuni di quei movimenti sospetti. Dalle immagini era sembrato che dall’imbarcazione fossero stati gettati nel lago alcuni “corpi morti”, plinti in cemento di circa 400 kg l’uno a cui, per il tramite di catene e boe, si ormeggiano le imbarcazioni di fronte alla costa. In sostanza, il materiale che la ditta Pasqual Zemiro s.r.l., aggiudicataria dell’appalto indetto dal Comune di Torri del Benaco nel 2018 per la traslazione di boe d’ormeggio e relative strutture, avrebbe dovuto sostituire con altro di più moderna concezione sembrava venisse recuperato e gettato in altra parte del lago, invece di essere smaltito secondo le procedure previste. I corpi morti, le catenarie ed i galleggianti, infatti, dovevano essere considerati, e conseguentemente trattati, come rifiuti.

Lo smaltimento illecito

Profilandosi l’ipotesi di reato di smaltimento illecito di rifiuti, benchè non pericolosi, il personale della Motovedetta di Torri del Benaco ha pertanto informato l’A.G. di Verona, nella persona del Sostituto Procuratore Gennaro Ottaviano, ed i colleghi del Nucleo Operativo Ecologico di Treviso, specialisti nella rilevazione di reati ambientali.

La verifica della conformità

Su delega dell’Autorità Giudiziaria, nell’autunno scorso sono stati acquisiti i documenti dell’appalto, per verificarne la conformità alle norme di tutela dell’ambiente, ed è stato scandagliato, con l’ausilio di un reparto specializzato della Protezione Civile, il fondo del lago alla ricerca dei plinti dispersi. Una volta individuati alcuni di essi ed accertatane la corrispondenza con il materiale oggetto dell’appalto, è stata effettuata una perquisizione presso la sede legale della Pasqual Zemiro s.r.l. a Mira (VE) ove è stata acquisita anche la documentazione relativa allo smaltimento dei rifiuti, che la società aveva compilato e che gli specialisti del N.O.E. hanno ritenuto non conforme alle procedure realmente seguite. Con sorpresa degli operanti, infatti, sono stati individuati altri 23 plinti provenienti dal campo boe di Torri del Benaco che erano stati stivati all’interno della azienda in luogo del loro corretto smaltimento.

Le sanzioni previste

Alla luce degli elementi raccolti che vanno a confermare l’ipotesi iniziale di smaltimento illecito di rifiuti, in violazione dell’art. 256 c. 1 lett. a del d. lgs. 152/2006 “attività di gestione dei rifiuti non autorizzata”, il Pubblico Ministero Ottaviano ha dichiarato conclusa la fase delle indagini preliminari e chiederà il rinvio a giudizio per i tre operai impiegati a bordo della motonave incriminata (G.R. di 65 anni, T.M. di 59 anni e E.G. di 42 anni) e per tre dirigenti apicali della ditta Pasqual Zemiro s.r.l. (G.M. di 69 anni, P.M. di 46 anni, C.M. di 57 anni), per aver rimosso dal campo boe oggetto dei lavori in località Baia Stanca e poi rigettati in acqua al largo di Pai alcuni dei corpi morti sostituiti chein origine ammontavano a 80, occultandoli sul fondale lacustre, e ammassandone altri 23 all’interno della sede dell’azienda, in luogo del loro corretto smaltimento. Ai legali rappresentanti della società, sono altresì state contestate le sanzioni previste dall’art. 25 undecies c. 2 lett. b n. 1 del d.lgs. 231/2001, riguardante la “responsabilità amministrativa da reato delle società e degli enti”, ritenendo il reato di cui sopra commesso dai dipendenti nell’interesse ed a vantaggio della società

Lo stato di allerta

Il fatto contestato, seppur non integri una delle più pericolose ipotesi di smaltimento illecito di rifiuti, fornisce la misura dello stato di allerta mantenuto dalle istituzioni preposte alla salvaguardia della salute del Lago di Garda, per preservarlo da ogni forma di inquinamento ambientale. I Carabinieri di Caprino Veronese, con l’assetto nautico della Motovedetta di Torri del Benaco in primis, insieme all’articolazione specializzata del Nucleo Operativo Ecologico di Treviso, e con il coordinamento della Procura della Repubblica di Verona, hanno saputo raccogliere le preoccupazioni degli abitanti della cittadina costiera di Torri del Benaco, ergendosi a presidio dell’ambiente del Lago di Garda contro ogni forma, anche la più lieve, di inquinamento delle acque.

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