Un centro benessere trasformato in una casa di prostituzione è stato scoperto a Vedelago dai militari della Guardia di Finanza. Al termine delle indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Treviso è stata arrestata in flagranza una donna di nazionalità cinese con l’accusa di sfruttamento della prostituzione e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
L’operazione eseguita dalle Fiamme Gialle fa seguito a un intervento avvenuto una decina di giorni prima, quando a Roncade i Carabinieri hanno scoperto un’altra attività di sfruttamento della prostituzione in un centro massaggi, sempre gestito da cinesi.
Indagini durate mesi
Come riferito dalla nota stampa diffusa dalla Guardia di Finanza di Treviso venerdì 13 marzo 2026 tramite il suo canale ufficiale, le investigazioni sono state condotte dalla Compagnia di Castelfranco Veneto e sono iniziate la scorsa estate.
Secondo quanto ricostruito, all’interno del centro benessere operavano diverse donne di nazionalità cinese che nel corso dei mesi si sono alternate nelle prestazioni sessuali sotto la supervisione della responsabile.
Una delle donne sfruttate, risultata irregolare sul territorio italiano e priva di documenti, ha raccontato di essere stata contattata tramite un sito cinese. L’accordo prevedeva la divisione del 50% dei compensi delle prestazioni in cambio di vitto e alloggio.

Clienti trovati online
La maitresse gestiva direttamente i rapporti con i clienti, pubblicando annunci espliciti su siti di incontri online e concordando appuntamenti e prezzi.
Le prestazioni venivano organizzate secondo un vero e proprio tariffario, basato sul tipo di servizio e sulla durata dell’incontro. I clienti potevano accedere al centro a qualsiasi ora.
Durante le indagini sono stati identificati 885 clienti e stimato un volume d’affari illecito di oltre 170mila euro, che verrà sottoposto a tassazione come provento illegale.
Altri tre denunciati
L’inchiesta ha portato anche alla denuncia di tre persone coinvolte a vario titolo nell’attività illecita.
Tra questi una possibile socia della maitresse, anch’essa di nazionalità cinese, che avrebbe collaborato nella gestione del centro e nella ricerca delle donne da impiegare.
Secondo gli investigatori le due potevano contare anche sull’aiuto di un 60enne italiano, che si occupava della manutenzione dei locali, del sostentamento delle donne e della gestione dei ricavi, poi versati su un conto corrente intestato alla titolare della partita Iva del centro.
Sequestri durante il blitz
Durante l’operazione i finanzieri, con l’ausilio delle unità cinofile, hanno sequestrato oltre 2mila euro in contanti, nascosti nel quadro elettrico del centro e in un mobile modificato per raccogliere il denaro.

Sono stati inoltre trovati centinaia di contraccettivi, nascosti in bottiglie di plastica nella vegetazione attorno alla struttura, oltre ai telefoni cellulari utilizzati dalla responsabile.
Gli investigatori analizzeranno ora i dispositivi informatici sequestrati per ricostruire eventuali collegamenti con altri complici e approfondire i contatti con la clientela.
Indagini ancora in corso
Gli accertamenti proseguono anche per verificare il trasferimento all’estero dei proventi illeciti, ipotesi emersa dalle ricevute di versamento rinvenute durante le perquisizioni.
L’operazione conferma l’impegno della Guardia di Finanza nel contrasto allo sfruttamento della prostituzione, al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e al reimpiego dei guadagni derivanti da attività illegali.
Come previsto dalla legge, la responsabilità dell’indagata sarà accertata definitivamente solo con una eventuale sentenza di condanna irrevocabile.
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