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Elezioni Veneto, braccio di ferro col Governo. Zaia: “A rischio conferenza Stato-Regioni”

Non solo riaperture: si parla anche della questione calda legata alle elezioni e ai finanziamenti del Governo.

Elezioni Veneto, braccio di ferro col Governo. Zaia: “A rischio conferenza Stato-Regioni”
Treviso, 28 Maggio 2020 ore 16:43

Durante la conferenza stampa di oggi, 28 maggio 2020, è emersa la notizia che, in nottata, c’è stata una riunione speciale con i Presidenti di Regione interessati al tema delle elezioni. La replica di Zaia è diretta e chiara.

Election Day e riunioni

Si insiste sulla possibilità di andare alle elezioni già a fine luglio o, al massimo, durante la prima settimana di agosto. Secondo Luca Zaia:

“Non c’è stato nessun accordo con le Regioni: Bonaccini e Toti hanno già scritto ma abbiamo una richiesta che è quella di fare quanto prima le elezioni. Pensiamo che si possa assolutamente andare a votare a fine luglio, la campagna avrebbe luogo in un periodo tranquillo e ci sono i presupposti per farlo bene: siamo anche in grado di servire un servizio di prevenzione per le Regioni in cui si dichiara che non ci sono rischi per Luglio. Tensione sì perché si mette in discussione la reale collaborazione tra istituzioni: la soluzione non è andare alle elezioni il 6 settembre. Abbiamo scritto al presidente Mattarella, lui è garante della costituzione e noi siamo convinti che la costituzione non sia rispettata.L’articolo 63 prevede la sospensione delle elezioni in caso di guerra: prendiamo atto che questo articolo è stato inaugurato con il coronavirus. C’è anche la proposta di far saltare il tavolo della conferenza Stato – Regioni, consideriamo un fatto grave che la risposta alle regioni sia di tradurre il dibattito politico: è un fatto di Costituzione.”

Ci sarebbero quindi due possibili vie: il Parlamento può convertire il decreto o modificarlo, decidendo di andare a votare o facendo il modo che il Governo emani un altro decreto e vada a votare.

Il bollettino aggiornato

In terapia intensiva ci sono 34 pazienti (-2), positivi 19.125 (+9) ma si rimane al di sotto dell’1 su mille. Il dato è incoraggiante. Morti 1898 (+3) dei quali 1366 in ospedale. Nati 92. I positivi, ad eccezione di un paio di casi, derivano da vecchi focolai e da contesti di RSA: da oltre 20 giorni non ci sono positivi negli ospedali tra il personale medico. Si va verso una situazione di tenuta, come afferma Zaia:

“Sono passati 10 giorni dal 18 maggio e possiamo dire con ragionevole certezza, anche se bisogna attendere il 15 giugno, che non c’è stato carico nelle terapie intensive e nei ricoveri. Non ci sono state esplosioni nei contagiati (al di sotto di ogni possibile ragionevole aspettativa): i presupposti ci sono tutti.”

Gli spostamenti tra Regioni (ancora!)

“E’ probabile che ci sia un Dpcm che chiarisca il tema dell’apertura dei confini regionali, in base a quanto deciso dal comitato tecnico scientifico. Gli accordi fatti sono limitati ed episodici: adesso, deve esserci una riapertura regolamentata a livello comunitario. La Svizzera, ad esempio, dal 6 giugno apre a tutti i confinanti ma non all’Italia: tra le attività consentite c’è anche la prostituzione…”

Il presidente continua con la questione degli spostamenti tra Regioni, possibili dal 3 giugno:

“Il tema degli esteri è fondamentale: spero che tutte le regioni possano aprire e spero che non ci siano “parenti poveri e parenti che hanno capito tutto”. I tamponi sono una diapositiva e penso che il ragionamento che stiamo facendo sulle Regioni Covid free deve essere un insieme di attività che si fanno: non possiamo dire di essere sani sulla base dei tamponi che facciamo.”

Il settore turistico

Si chiede come mai gli operatori che avevano spinto per una riapertura immediata non abbiano effettivamente avviato alberghi e stabilimenti balneari. Zaia risponde:

Sono preoccupati per le disdette degli austriaci: il presidente austriaco ha trasmesso l’idea che, venuti in Italia, i turisti devono stare in quarantena e questo è il primo guaio. L’industria del turismo vale 18 miliardi di fatturato annuo: qualcuno sta ancora attendendo, saranno anche scelte imprenditoriali ma mi rifiuto di pensare che le spiagge resteranno deserte. Il vero tema è che bisogna garantire mobilità: perdiamo un quarto dei turisti soltanto chiudendo con la Germania. Aggiungiamo a questi russi, inglesi e danesi: è fondamentale pensare a riaprire.”

Il ripristino di Schengen e la messa in sicurezza dal punto sanitario devono essere le priorità. 

Si riprende anche la questione degli operatori marittimi stagionali: ben 77 lavoratori non hanno ricevuto sussidi e non sanno come e quando potranno riprendere a lavorare.
Per le scuole dell’infanzia e le risorse economiche necessarie, la partita è ancora in corso: molti privati sarebbero già pronti a partire ma manca ancora la conferma dal Governo.

Le zone rosse: il commento a Boccia

Il ministro sostiene che “la Lombardia ha subìto un’ecatombe, le altre soltanto un dramma”. La replica di Zaia:

“E’ indubbio che la Lombardia abbia avuto sfortuna e il virus abbia pesato, ciò non toglie che se il Governo vuole fare un provvedimento dedicato è libero di farlo ma non dimentichi le altre zone rosse. La mia non è un’azione contro la Lombardia ma contro il Governo. Sono 200 milioni di euro, non patatine.”

Già dato incarico per il ricorso al Governo, nel caso in cui non venga accettata la richiesta del Veneto.

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