"Ritorno in bici"

Fatture false per sponsorizzazioni nel ciclismo: denunciato un 38enne di Vedelago

Gli altri 48 sono titolari di aziende che hanno ricevuto e contabilizzato in dichiarazione fatture per operazioni parzialmente inesistenti.

Fatture false per sponsorizzazioni nel ciclismo: denunciato un 38enne di Vedelago
Castelfranco, 30 Luglio 2020 ore 15:49

Le Fiamme gialle vicentine hanno eseguito un sequestro preventivo per l’importo di oltre 100.000 euro e denunciato complessivamente 53 persone.

“Ritorno in bici”

I Finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Vicenza hanno concluso, nei giorni scorsi, l’operazione di polizia economico-finanziaria denominata “Ritorno in bici”, eseguendo un sequestro preventivo per l’importo di oltre 100.000 euro e denunciando complessivamente 53 persone. Dei 53 denunciati, 5 sono responsabili, a diverso titolo, di due associazioni sportive dilettantistiche di Breganze: A.N., 70enne di Breganze (VI), A.G., 78enne di San Martino di Lupari (PD), F.C., 52enne di Curtarolo (PD), P.G., 38enne di Vedelago (TV), R.R., 46enne di Colceresa (VI). Gli altri 48 sono titolari di aziende che hanno ricevuto dalle associazioni e contabilizzato in dichiarazione fatture per operazioni parzialmente inesistenti, in quanto riportanti importi superiori a quelli effettivi.

Fatture false per sponsorizzazioni nel ciclismo: denunciato un 38enne di Vedelago

L’indagine partita dalla denuncia di un cittadino

L’attività investigativa ha tratto origine da una denuncia nella quale un cittadino, ciclista associato ad una società sportiva dilettantistica, ha evidenziato dubbi in ordine a presunti redditi conseguiti dalla stessa associazione, che pregiudicavano la sua corretta posizione fiscale. Gli approfondimenti dei Finanzieri del Gruppo di Bassano del Grappa, partendo da tale segnalazione, hanno consentito di disvelare un articolato meccanismo di evasione fiscale, perpetrato mediante l’emissione e l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti e l’indebito utilizzo di carte di credito. In particolare, l’associazione della quale il ciclista faceva parte emetteva sistematicamente fatture per operazioni parzialmente inesistenti, aumentandone l’importo, in relazione a prestazioni di sponsorizzazione rese in favore di diverse imprese venete. Le fatture “gonfiate” permettevano agli sponsor, utilizzatori delle stesse, di dedurre un maggiore imponibile di quello effettivamente pagato e di detrarre maggiore IVA. L’associazione, potendo vantare su un regime fiscale agevolato che permette il pagamento delle imposte sulla base di una percentuale dei ricavi, una volta incassate le somme, restituiva parte delle stesse alle aziende sponsorizzatrici.

L’ingegnoso metodo

Per ricavare il contante da retrocedere ed evitare prelevamenti bancari diretti – circostanza suscettibile di potenziali segnalazioni – i gestori delle associazioni avevano ingegnato un metodo sofisticato: simulando la corresponsione di somme per prestazioni sportive a decine di associati, effettuavano versamenti su IBAN riferibili a carte prepagate intestate agli atleti, carte che di fatto erano nella disponibilità dei responsabili delle associazioni stesse. Versate le somme, si premuravano di ritirarle con un semplicissimo prelevamento agli sportelli automatici, in modo frazionato e, apparentemente, senza ingenerare alcun sospetto, se non quello sorto agli investigatori nella fase delle indagini, allorquando, esaminando i dati dei prelevamenti e delle celle telefoniche dei cellulari degli indagati, sono emersi anomali prelevamenti eseguiti, nel giro di pochissimi minuti, da decine di atleti allo stesso sportello automatico, proprio in coincidenza con la presenza di qualche indagato in quella precisa posizione. Le evidenti anomalie sono state confermate in fase di perquisizione presso le abitazioni e le sedi delle società interessate, ove le Fiamme Gialle hanno rinvenuto importanti elementi inerenti le restituzioni in contanti che venivano eseguite ai soggetti formalmente destinatari di fatture di vendita, tra i quali degli inequivocabili file in formato excel con il resoconto della gestione reale degli effettivi flussi monetari delle associazioni. Per quanto precede, i Finanzieri hanno denunciato i 5 responsabili delle associazioni, in concorso, per avere emesso fatture false per complessivi 1,4 milioni di euro, alle quali è seguita la restituzione di circa 750.000 euro in contanti, e per avere indebitamente utilizzato carte di credito e di pagamento effettuando 766 prelevamenti illeciti agli sportelli ATM.

Denunciati anche i titolari di imprese “beneficiari”

I 48 titolari di imprese che hanno ricevuto le fatture, invece, sono stati denunciati per avere utilizzato in dichiarazione le fatture false. La loro posizione, all’attenzione delle Autorità giudiziarie competenti in ragione della sede societaria, è stata attenzionata dai Finanzieri del Gruppo di Bassano del Grappa sotto il profilo penal-tributario. Nei confronti di taluni di essi è scattato il provvedimento di sequestro preventivo, che ha permesso di sottoporre alla predetta misura cautelare la somma di € 103.407,02. Nei confronti di tutti, invece, la mirata e selettiva attività amministrativa di controllo fiscale ha permesso di constatare elementi negativi non deducibili per circa 400.000 euro ed IVA dovuta per circa 85.000 euro, con importanti recuperi da parte dell’Erario, alla luce dell’adesione ai rilievi mossi da parte della quasi totalità degli indagati. L’operazione delle Fiamme Gialle, sviluppata nell’ambito della missione istituzionale della Guardia di Finanza a contrasto dell’evasione, dell’elusione e delle frodi fiscali, ha fatto leva sulle peculiari funzioni di polizia economico-finanziaria del Corpo ed è stata condotta trasversalmente sotto il profilo penale ed amministrativo, giungendo all’identificazione dei responsabili della frode fiscale e alla conseguente applicazione delle misure cautelari reali.

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