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Polizia postale

Frodi informatiche, banda sgominata grazie all’indagine partita da Treviso

Denunciate in tutto 12 persone in tutto il nord-Italia appartenenti alla banda criminale di stampo nigeriano.

Frodi informatiche, banda sgominata grazie all’indagine partita da Treviso
Cronaca Treviso, 06 Aprile 2021 ore 11:51

Sono state denunciate in tutto 12 persone, alcune delle quali appartenenti al territorio Alessandrino. La polizia postale è riuscita a sgominare un’organizzazione criminale di matrice nigeriana dedita alle frodi informatiche mediante la tecnica del Bec, ossia Business e-mail compromise, che consiste nell’accedere abusivamente a mail aziendali durante transazioni commerciali per compiere frodi informatiche.

Frodi informatiche anche nell’Alessandrino

Da Prima Alessandria

Accesso abusivo a sistema informatico e frode informatica. Queste sono le accuse con cui la Procura di Torino ha emesso provvedimenti di perquisizione personale, domiciliare ed informatica, eseguiti dalla polizia postale, ai danni dei 12 indagati provenienti da Torino, Genova, Monza, Ferrara, Voghera (Pv) e dalla provincia di Alessandria.

Le attività investigative hanno permesso di sgominare una banda criminale di stampo nigeriano dedita alle frodi informatiche per mezzo della Bec (Business e-mail compromise), una tecnica che consiste nell’accedere abusivamente a mail aziendali durante transazioni commerciali per spiare tutta la relativa corrispondenza e mettere in atto, appunto, delle frodi.

Frodi informatiche, banda sgominata grazie all'indagine partita da Treviso

L’origine delle indagini

Le prime indagini sono scaturite a seguito della frode informatica denunciata lo scorso settembre 2020 da un’azienda del settore terziario di Treviso, a causa del mancato pagamento di alcune fatture emesse nei confronti di una società indonesiana. Somme frodate, per un importo di circa 155.000 euro, che erano state dirottate verso conti correnti aperti appositamente dall’associazione criminale.

Gli agenti della polizia postale di Treviso sono riusciti a smascherare l’inganno dell’organizzazione: con sofisticate strategie informatiche si collegava ad un indirizzo di posta elettronica aziendale e, dopo un’accurata opera di riprogrammazione delle impostazioni, si sostituiva all’azienda denunciante e, al momento del pagamento delle fatture, inviava la partner commerciale indonesiana ad effettuare i versamenti su conti correnti bancari appositamente creati per impossessarsi del “bottino”.

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Le attività investigative hanno permesso di ricostruire l’organigramma dell’organizzazione criminale che ruota intorno ad un gruppo di matrice nigeriana gravitante in diverse parti del Paese.

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