Treviso

Giorgio Giacomin verso gli 80 anni, ma si “separerà” dalla sua macelleria: “Solo per precauzione”

Dietro al bancone della sua bottega storica a Treviso, Giorgio Giacomin, che mercoledì prossimo compirà 80 anni, c'è sempre stato. Ora meglio non rischiare.

Giorgio Giacomin verso gli 80 anni, ma si “separerà” dalla sua macelleria: “Solo per precauzione”
Treviso, 02 Novembre 2020 ore 17:07

Dal 1964 non ha mai mancato di recarsi nella sua macelleria di viale Luzzati a Treviso. Purtroppo alla vigilia del suo compleanno, la pandemia lo sta convincendo a rimanere lontano dal lavoro, per prudenza.

Bottega storica: Giorgio ne fa 80 mercoledì

Una vita intera trascorsa dietro al bancone della sua macelleria. Un’attività che può essere annoverata tra quelle storiche della città di Treviso e certamente una delle poche, se non l’unica, a vantare la presenza costante e fattiva del suo fondatore. Giorgio Giacomin, che mercoledì 4 novembre compirà ottant’anni, e che ha visto alternarsi ben tre generazioni di clienti, pur avendo ceduto l’attività ai figli Riccardo e Andrea, ogni giorno continua a recarsi in bottega per prendere posto alla cassa:

“Mi piace tenermi attivo – dice con il sorriso nascosto dalla mascherina -. Sono felice di lavorare con i miei figli, osservarli, consigliarli e soprattutto incontrare i clienti. Questa è la mia vita”.

La sua storia

Giorgio Giacomin, classe 1940, per dirla con le parole di Fabrizio De Andrè è figlio di un temporale; pur non ricordando nulla della seconda guerra mondiale, ha vissuto i tempi della rinascita:

“La mia prima elementare ha coinciso con la riapertura ufficiale delle scuole – continua -. In casa nostra, a Casier, non è mai mancato il cibo; non era così per molti dei miei amici. Papà faceva il commerciante di bestiame e terminate le medie non ho avuto dubbi su ciò che volevo fare. Sono andato a imparare il mestiere di macellaio a Preganziol, dai fratelli Zanetti, e dopo il militare ho fatto il grande passo aprendo una attività tutta mia”.

Insieme al fratello Albino, Giorgio inaugura così, il 1° gennaio 1964, la sua macelleria in viale Luzzati a Treviso, appena fuori le mura, a pochi civici di distanza da dove sorge oggi la bottega che espone al suo interno la prima insegna:

“Avevo ventitré anni – rammenta -, traboccavo d’entusiasmo”. Dal 1967 in macellerai Giorgio è stato affiancato da Franca, la moglie, scomparsa improvvidamente nel 2007. “Sono contento dei risultati raggiunti nel corso degli anni – spiega Giacomin -. Ho sempre puntato a soddisfare i miei clienti, avendo a fuoco quella che di questi tempi si chiama qualità di filiera e ‘prodotto a chilometro zero’. Per me allora, come per i miei figli oggigiorno, risulta fondamentale il processo di selezione delle migliori carni e dei fornitori. Ho affrontato e superato anche momenti difficili certo, ma niente a che vedere con la pandemia da Covid, che rischia di costringermi, per la prima volta, ad abbandonare il lavoro e a restare chiuso in casa”.

Un vuoto forse necessario ma che si farà sentire

Un’eventualità tutt’altro che remota considerata l’età di Giorgio Giacomin, e a dispetto della sua inesauribile energia:

“Il virus purtroppo circola – afferma il figlio Riccardo – e potrebbe nei prossimi giorni essere prudente, oltre che consigliabile per papà, lasciare vuota la sua postazione alla cassa”.

“Non sarebbe la stessa cosa – aggiunge una cliente – entrare in macelleria e non trovare il signor Giorgio. È una presenza rassicurante, oltre che un uomo gentile e garbato”. “Mercoledì mio padre spegnerà ottanta candeline – spiega Andrea Giacomin –. Avevamo in programma una grande festa con parenti e amici. Causa il Covid 19 abbiamo dovuto annullare tutto. Pazienza, celebreremo più in là”.

Festeggiamenti solo rinviati per il quasi ottuagenario Giorgio che accetta la situazione con filosofia e che, per stile, non indugia nell’amarezza, tantomeno nel rimpianto:

“Rifarei tutto – dice in tono assertivo -. Nella mia vita non cambierei proprio nulla. Dovendo esprimere un desiderio, vorrei tanto buttare la mascherina e riprendere ad andare al bar a leggere il giornale senza dovermi preoccupare del gel per le mani. Sono comunque ottimista. Arriveranno certamente tempi migliori”.

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