Post virale

Nuovo Dpcm, bar ristoranti chiusi alle 18: la foto simbolo. “Questa è la mazzata finale”

Diventato in poche ore virale il post sui social di Elena Tonon, figlia di Giuseppe detto Beppo, titolare di Ca' Lozzio a Oderzo. Lei: "Grazie a tutti".

Nuovo Dpcm, bar ristoranti chiusi alle 18: la foto simbolo. “Questa è la mazzata finale”
Oderzo e Motta, 26 Ottobre 2020 ore 09:33

Un post diventato virale con la foto del padre sprofondato su una sedia del locale dopo aver saputo delle probabili restrizioni, poi confermate, contenute nel nuovo Dpcm Conte per i locali.

Ondata di affetto e solidarietà

L’ondata di affetto e solidarietà, segno evidente di ciò che si è costruiti negli anni sul territorio, ha sorpreso anche loro. Già perché la foto simbolo della “seconda ondata” Covid e delle successive restrizioni fissate nell’ultimo Dpcm del premier Conte, con la chiusura di bar, ristoranti e altre attività alle 18, resterà a lungo quella del Beppo da Oderzo. Con lo sguardo perso nel vuoto, la mascherina a penzoloni sul viso e l’aria di chi, dopo tantissimi sacrifici per resistere e tirare avanti, teme stavolta di dover alzare “bandiera bianca”.

Immagine simbolo diventata virale

Una sensazione condivisa da moltissimi commercianti, ecco perché ieri, domenica 25 ottobre 2020, proprio quella foto postata dalla figlia di Giuseppe Beppo Tonon, Elena, con lui titolare della nota gelateria (con bar, pasticceria e ristorazione) Ca’ Lozzio, a Oderzo, è diventata in breve virale, riscuotendo la vicinanza di moltissime persone del territorio e non. Tanto da finire nei circuiti nazionali.

Non so più cosa dire – ha scritto sui social proprio Elena – Grazie a tutti, di cuore.  Nessuna persona è sola al Mondo finché ha anche solo un’altra persona che combatte insieme a lei. Ce la faremo. SI CHE CE LA FAREMO”

Il post e la foto del Beppo

Ma cosa aveva scritto Elena nel tardo pomeriggio di sabato scorso? Presentendo le misure restrittive in arrivo, poi confermate ieri mattina, si era lasciata andare a uno sfogo allegando una foto “rubata” del padre in disarmo, abbandonato su una sedia del locale:

“Questo è mio papà. Un uomo che si è fatto dal niente, dalla povertà di una famiglia di mezzadri veneti. Una famiglia numerosa dove le donne dicevano che non avevano fame pur di lasciare il cibo ai figli. Gente umile, senza tanti fronzoli per la testa. Gente che è partita dall’Italia giovane, lontano dalla famiglia, verso la Germania dove ha deciso di imparare un mestiere e di riportarne le conoscenze acquisite qui in Italia. Perché quando ami un Paese poi ci ritorni”.

E ancora:

È lì immobile il Beppo, seduto, pensieroso dopo aver scoperto che forse dobbiamo chiudere la nostra attività alle ore 18 e non dobbiamo neanche aprire alla domenica, giorno d’incasso assicurato per una attività come la nostra. “Questa è la mazzata finale” mi ha detto. A me dispiace, ma io non ci sto. Alla gente come me, quella con un po’ di sensibilità, gli si spezza il cuore. Non siamo gente che va a dire in giro che il Covid non esiste, siamo gente che ha sempre avuto una dignità. E la rivogliamo. Ce la faremo papà!”

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