Vertenza

Subì un grave infortunio a Farra di Soligo, ma l’azienda affidataria non lo vuole risarcire: si va a processo

Il lavoratore nel 2017 è caduto da un ponteggio, risultato irregolare e pericoloso, in un cantiere di Farra di Soligo, nel Trevigiano, riportando gravi lesioni

Subì un grave infortunio a Farra di Soligo, ma l’azienda affidataria non lo vuole risarcire: si va a processo
Conegliano e Valdobbiadene, 21 Settembre 2020 ore 10:35

Vittima un elettricista oggi 55enne di Sernaglia della Battaglia.

L’episodio nel 2017 a Farra di Soligo

L’impresa per la quale lavora lo risarcisce per il grave infortunio subito; la principale affidataria dell’intervento edilizio, invece, pur a fronte delle stesse imputazioni, non vuole saperne: il titolare preferisce affrontare il processo costringendo il lavoratore (anche) a costituirsi parte civile. Si è tenuta lunedì scorso 14 settembre 2020, in Tribunale a Treviso, avanti il giudice dott. Alberto Fraccalvieri, la prima udienza del procedimento penale per l’ennesimo, pesante incidente in un cantiere, successo il 19 aprile 2017 a Farra di Soligo, sulle colline del Prosecco, presso una nota azienda agricola e vitivinicola locale dove si stavano realizzando lavori di ampliamento della cantina aziendale: vittima, un elettricista oggi 55enne di Sernaglia della Battaglia che per essere assistito e risarcito, attraverso il responsabile della sede di Treviso, Diego Tiso, si è affidato a Studio3A-Valore S.p.A., società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini.

Caduto a terra da oltre due metri

L’addetto, regolarmente impiegato in un’impresa coneglianese di elettro-impianti, si trovava al primo piano di un ponteggio quand’è caduto a terra da oltre due metri di altezza procurandosi un “trauma cranico commotivo con sottile falda di ematoma sottodurale sinistro ed Esa diffuso” per citare la certificazione sanitaria: trasportato all’ospedale Ca’ Foncello di Treviso, è rimasto tre settimane, di cui due in coma farmacologico, in terapia intensiva, e quindi è stato ricoverato per un altro mese nel reparto di Medicina fisica e riabilitativa per la lunga riabilitazione, poi proseguita anche in altre strutture private convenzionate. E’ potuto tornare al lavoro solo dopo tre mesi e mezzo. Per fortuna ne è uscito vivo, ma si è trattato di un infortunio importante che ha lasciato strascichi altrettanto pesanti: nel 2018, un anno dopo, ad esempio, il lavoratore ha accusato un improvviso episodio di tipo sincopale con successiva afasia espressiva che ha richiesto il ricovero d’urgenza al pronto soccorso. Ancora oggi soffre di sindrome post-traumatica e non ricorda nulla dell’incidente occorso: gli è residuata un’invalidità permanente di almeno il 10 per cento.

Lesioni personali colpose gravissime

Il Pubblico Ministero della Procura di Treviso, dott.ssa Gabriella Cama, ha aperto un procedimento penale per il reato di lesioni personali colpose gravissime con l’aggravante di essere stato commesso con la violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro e ha iscritto nel registro degli indagati sia il datore di lavoro dell’elettricista sia il legale rappresentante dell’impresa di costruzione, pure questa di Conegliano, affidataria delle opere edili del cantiere incriminato. E al termine delle indagini preliminari, acquisiti tutti gli atti dell’inchiesta condotta dai tecnici dello Spisal, il Servizio Prevenzione Igiene e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro, dell’Ulss 2, il magistrato ha anche disposto la citazione diretta a giudizio dei due indagati, per colpa consistita in negligenza, imprudenza, imperizia e violazione delle norme del testo unico in materia di sicurezza sul lavoro. Gli accertamenti, tra l’altro, hanno infatti evidenziato palesi irregolarità nella costruzione del ponteggio presente all’interno del vano scale tra il corpo di fabbrica esistente e quello dello stabile in costruzione dove l’elettricista stava operando.

“Il ponteggio – per citare il decreto del magistrato – era dotato di un solo piano di calpestio costituito di lamierati e l’impalcato non era difeso, verso il vuoto, mediante installazione di un parapetto con regolamentari correnti di protezione e tavola ferma-piede”. Una lacuna fatale: l’addetto, che stava verosimilmente retrocedendo dando le spalle alla parte di ponteggio non protetta, probabilmente per misurare dove collocare una canaletta sul piano di calpestio, è inciampato urtando inavvertitamente dei puntelli per l’edilizia, ha perso l’equilibrio ed è caduto all’indietro nel vuoto.

Il Pm ha contestato ai due indagati, in modo particolare, di non aver predisposto a regola d’arte il ponteggio e di non aver verificato l’applicazione delle disposizioni e delle prescrizioni del piano di sicurezza. Ma mentre il primo, attraverso la compagnia di assicurazione della sua ditta, dopo una proficua trattativa stragiudiziale con Studio3A, ha risarcito per la “sua” parte il danno subito dal proprio dipendente, stimato in 33mila euro complessivi, e ha chiesto la messa alla prova (la sua posizione sarà quindi stralciata), il secondo, G. R., 45 anni, di Mareno di Piave, non ha riscontrato la richiesta di coperture assicurative da parte di Studio3A e, nonostante le conclusioni dello Spisal e il rinvio a giudizio, ha deciso di andare a processo e senza chiedere riti alternativi. Così il lavoratore infortunato, attraverso l’avv. del Foro di Treviso Andrea Piccoli, si è anche dovuto costituire parte civile e dovrà aspettare ancora dei mesi per ottenere quanto gli spetta: il dibattimento è stato rinviato al 18 febbraio 2021 per acquisire le prime testimonianze.

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