A Montebelluna, come sta la nostra cultura?

Intervista all'ex assessore Aldo Durante, fondatore del Museo dello Scarpone e autore di diversi libri

A Montebelluna, come sta la nostra cultura?
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A Montebelluna, come sta la nostra cultura? Lo abbiamo chiesto ad Aldo Durante, nato a Montebelluna 74 anni fa, che è stato assessore alla Cultura del Comune di Montebelluna sotto la giunta di Francesco Adami e Dino De Longhi dal 1974 al 1990, prima ancora è stato capogruppo della Dc in Consiglio comunale. Durante è anche il fondatore del Museo dello Scarpone, nel 1984, dopo dieci anni di lavoro con altri collaboratori. E’ autore di diversi saggi e romanzi poesie e opere teatrali, dedicati in parte alle tradizioni e alla storia del territorio, in dialetto e in italiano, ricevendo anche numerosi premi a livello regionale e nazionale.

Dal 1974 ad oggi nella nostra città sono nate diverse istituzioni culturali, tutte con una caratteristica: sono state decise su spinta dei cittadini che da tempo organizzati in associazioni spingevano per avere degli spazi specifici. Dopo la biblioteca comunale (1974) è sorto il Museo Biagi (1984) su iniziativa del Gruppo speleologico Bellona. A Villa Binetti il Museo dello Scarpone è nato come parte del museo della città (1984) per volontà dell’Accademia Montellianana.

La Barchessa Manin fu per vent’anni il centro delle arti figurative. Ultimato il restauro del municipio avrebbe dovuto diventare sede della Pinacoteca, un impegno preso dall’amministrazione comunale in seguito alla donazione di Lino Bianchi Barriviera di una trentina di opere oggi parcheggiate nello studio del sindaco.

Le arti figurative sono stata una grande passione dei montebellunesi, lo testimonia Luigi Serena, e uno stuolo di pittori di buon livello del 900: Sernaglia, Stefani, Poloni, Rosa, Soligo. Negli anni 80 intorno grazie agli artisti dell’Accademia Montelliana, Montebelluna divenne uno dei più importanti centri di arti figurative del Veneto. E’ stato un errore aver lasciato cadere tale impegno.

Perché ritiene le arti figurative così importanti per il territorio?

“Perché sono il punto di incontro fra l’arte e l’economia. Un’eccellenza dello Sprtsystem è il design, i nostri designers sono stati fondamentali per il successo del made in Montebelluna. Attraverso il Museo dello Scarpone e il District Vision Lab erano stati stabiliti rapporti con altri distretti italiani e musei stranieri (Biella, Arezzo, Fermo, Caxias do Sur, Toronto, Grenoble). Questa straordinari rete doveva incentivare gli scambi con il meglio dell’Italia e d’Europa per far crescere la cultura del design. Il tutto in sinergia con i corsi di formazione attivi per dieci a villa Benetti. Un patrimonio buttato via.

Sulla destinazione di Villa Pisani cosa ha da dire?

Sono contento del restauro della villa e in particolare del recupero degli affreschi. Una cosa magnifica. Complimenti al sindaco per aver trovato i finanziamenti. Nutro numerose perplessità sulla destinazione a memoriale della prima guerra mondiale.

La destinazione è vincolata al finanziamento.

Forse si potevano coniugare diverse cose. Il sindaco, ecco la novità nella storia culturale di Montebelluna, ha deciso lui. Da cinquant’anni a Montebelluna i sindaci hanno avuto rispetto per gli assessori,propri collaboratori, e anche per gli amministratori che li hanno preceduti. Aldo Durante Orietta Mercatelli e Giuseppe De Bortoli hanno portato avanti iniziative volute dai cittadini e supportate da associazioni. Dietro il Meve non c’è il programma di un partito, di una associazione, c’è solo Marzio Favero che lo ha imposto, credo perché funzionale alla sua carriera politica. Ignorando completamente il lavoro di altri.

Il Meve non è fatto bene?

Il Meve indubbiamente è fatto da persone che conoscono il loro mestiere..Ma non mi convince. Primo: il periodo 15-18 è troppo limitato. Nel progetto di Museo della città (solo in parte realizzato a villa Binetti per ristrettezza di spazi) si prendevano in considerazione tutte le guerre da Napoleone alla seconda guerra mondiale, per far capire come la nascita dell’Europa fu un evento indispensabile per il mantenimento della pace.

Secondo- Chi è cultore di internet sa che su Youtube in pochi secondi può trovare gran parte dei filmati (e molti altri) esposti a Villa Pisani. Occorreva un memoriale per farli conoscere Forse il mio approccio nel comunicare la storia privilegia l’arte: la pittura, il disegno, il teatro, la musica, il cinema. Ma in questo modo si sarebbe mantenuta la specificità di villa Pisani, e nello stesso tempo sarebbero state rispettate le esigenze del finanziamento europeo.

Cos’è stata Villa Pisani nella storia di Montebelluna?

Villa Pisani,oltre che scuola, è stata per vent’anni un centro di cultura giovanile. Musica, teatro, soprattutto ospitalità. Negli anni 80 studenti di Toronto hanno soggiornato per quaranta giorni, poi tanti gruppi musicali, teatrali. Non si trattava di un turismo mordi e fuggi. I gruppi che venivano dall’esterno dialogavano, si scambiavano esperienze con i giovani del nostro territorio. Centomila turisti all’anno forse pagano le spese di gestione ma non arricchiscono una città di cultura, la inquinano.

Quando nel 1977 incontrai per la prima volta in qualità di assessore i padri della Consolata a Toriino (ero col geometra Damian) per contrattare l’acquisto della villa i missionari erano preoccupati per il futuro. Avevano altre offerte forse più allettanti dal punto di vista economico, dissi che il comune avrebbe utilizzato villa Pisani per i giovani (e lo fu per vent’anni) per un incontro con il turismo giovanile (e lo fu per un decennio.)

C’era sempre la questione finanziamento.

Bisognava fare qualcosa in sintonia con la prima guerra mondiale? Raccontiamo la guerra in modo diverso.

Usiamo gli artisti, dai pittori, dai grafici, dai fotografi la musica il teatro. Il Comune aveva a disposizione quattrocento disegni di Beltrame della Domenica del Corriere, un patrimonio eccezionale, la direttrice li ha nascosti in soffitta. Si può collegare il teatro da quello greco a Shakespeare per parlare di guerra. Io stesso ho scritto quattro opere sulla prima guerra mondiale e 32 atti sul dopoguerra napoleonico. E poi il coinvolgimento delle scuole. Bambini non solo italiani ma dei paesi dove c’è la guerra invitarli a testimoniarla con i loro disegni. Il museo dovrebbe essere solo un pretesto per dialogare con il presente. Non vorrei che il Meve fosse un pretesto di raccontare la prima guerra mondiale per non occuparsi della terza guerra mondiale dei migranti. Ho il sospetto che i conti tornano. Quello che l’amministrazione attuale non ha fatto per i profughi è vergognoso. La sua insensibilità per i problemi del multiculturalismo è gravemente colpevole. Come montebellunese e cristiano considero la politica di questo anticultura. Retorica, turismo vuoto e propaganda.

Le sue ultime attività?

Una mostra sulla guerra in Tripolitania (nella libreria Zanetti) utilizzando i disegni di Beltrame della Domenica del Corriere. Un romanzo Virgilio alla conquista della Tripolitania , il protagonista è un boscaiolo del Montello che emigra in Africa in cerca di fortuna. Un modo per attualizzare la storia una storia italiana e molto veneta e montebellunese: Bertolini fu il firmatario della pace con i Turchi e il primo ministro delle colonie.

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