Nino Migliori a Trevignano Fotografia

Nino Migliori a Trevignano Fotografia
Cultura 06 Marzo 2019 ore 14:38

"Mi accoglie a braccia aperte Nino quando varco la soglia del suo studio. Tutto è grande, nelle dimensioni, nello spazio, nell’abbraccio, nella generosità con cui sposta la sua attenzione dopo soli cinque minuti verso le mie fotografie e per un attimo dimentico che sono io venuta a conoscerlo" (Francesca Della Toffola).

Nino Migliori a Trevignano Fotografia

Trevignano Fotografia festeggia la decima edizione con una mostra dedicata alla sperimentazione fotografica. Non poteva mancare il Maestro Nino Migliori, il pioniere fotografico per eccellenza, vero genio creativo; colui che ha avuto il coraggio di andare contro ogni regola, contro gli schemi, contro la fotografia di genere, “un dadaista del pensiero fotografico”. Essere contro, significa per Nino, scavare, scovare, portare alla luce il nascosto dalle abitudini.

Nino Migliori sperimenta da subito e ancora oggi continua a farlo non solo con i materiali in camera oscura, con i procedimenti off camera, con le istantanee polaroid attraversando le scansioni digitali, dal bianco e nero al colore, ma sperimenta con la luce stessa, quella abbacinante del sole, quella intrigante artificiale e oggi anche quella lenta delle candele. Ma lo sperimentalismo di Nino va oltre, non è solo un gioco infinito di gesti e materiali, è il pensiero creativo a muovere la sua visione e la sua infinita, instancabile ricerca. Fin dall’appropriazione della sua Bologna vista da dentro, un bisogno, quello del suo occhio, appagato solo da visioni nuove, originali che scaturiscono dalla necessità di mescolare, manipolare gli ingredienti, le cose del mondo, sperimentare come un alchimista creando nuovi mondi, nuove prospettive.

In mostra "Sperimentazioni" e "Trasfigurazioni"

In mostra e nel catalogo si possono ammirare una parte del lavoro “Sperimentazioni” degli anni ’50 e una parte inedita del lavoro “Trasfigurazioni”.

La mostra vuole mettere in luce la peculiarità straordinaria della fotografia che supera la ripetizione e la trascrizione1 di fatti per approdare alla pura poesia visiva aperta ad una nuova visione, inaspettata e sorprendente.

Con Nino inizia un viaggio nel tempo storico della fotografia senza timore di infrangere regole o usi, mescolando il presente con il passato. Ecco allora la danza sinuosa degli Idrogrammi, le tracce luminose diventare costellazioni negli Stenopeogrammi, un groviglio di pensieri come ferite, incisioni sulla carta apparire in Cancellazioni. Ecco la realtà fatta a pezzi sottilissimi, intrecciati come a rivelare le tante trame possibili in Cellogrammi e Fotogrammi, e poi la materia colare e bruciare disegnando fantasmi, mostri, apparizioni in Ossidazioni.

La casualità, legata allo sperimentare, è principio di creazione, l’errore può diventare opera d’arte o comunque incipit per nuovi progetti. Ecco le Trasfigurazioni prendere vita.

É il pensiero intelligente, curioso che spinge Nino ad aprire il contenitore polaroid, aprire la materia, entrare, guardare cosa c’è dentro e rivelarla a noi. Così la sinopia bianca, scoperta casuale, attraverso lo scanner trasfigura in miriadi di sfumature colorate così simili a impressioni, emozioni del cuore.

Nino Migliori in Sperimentalismi, perché il suo è un linguaggio sperimentale. Nino è la sua fotografia perché non ha paura di essere così com’è immaginifico, capace di sorprendersi e di sorprendere.

Nino è in quel gioco di luce e ombra, nell’apparire e nello sparire dove si accendono i colori, in quell’anfratto dove tutto è ancora possibile tra il tempo e la natura, tra la realtà e la fantasia, tra il pensiero e l’emozione.

1!Il nemico della fotografia è ciò che è convenzionale, sono le rigide regole delle istruzioni per l’uso. La salvezza della fotografia sta nella sperimentazione. Colui che sperimenta non ha idee precostituite sulla fotografia. Non crede che la fotografia sia la ripetizione e la trascrizione esatta della vista ordinaria.” László Moholy Nagy in “Vision in motion”.

Breve biografia

Nino Migliori, nato a Bologna nel 1926 inizia a fotografare nel 1948 oscillando fra immagini realiste legate al racconto, e un’eclettica sperimentazione sui materiali.

Lo caratterizza un’intensa attività didattica che dalla seconda metà degli anni Settanta affianca al fervore creativo.

Nel 1982 dà vita ad Abrecal - Gruppo Ricerca Percezione Globale (1982-1991), gruppo che si riallaccia alla poetica futurista perseguendo la rottura degli schemi precostituiti. Continua la sperimentazione, che trova nei laboratori di alfabetizzazione fotografica, un importante momento di verifica.

Nel 2000 gli viene conferito il Premio Guglielmo Marconi per la Fotografia e nel 2005 la cittadinanza onoraria di Bibbiena.

La progettualità, che sta alla base di ogni suo lavoro, e la necessità di praticare nuove strade per superare la ripetizione di uno stesso stilema lo portano a “inventare” strumenti non convenzionali come il caleidoscopio per ritratti, il bastone per una lettura dal basso di New York, il casco che sorregge due macchine fotografiche per un doppio scatto, anteriore e posteriore, utilizzato nell’inconsueta lettura della Via Emilia e di Londra.

Nell’ultimo decennio realizza lavori di grande immaginazione ed inventiva come la serie Lumen a “lume di candela” iniziata nel 2006 con Terra incognita. Lo zooforo del Battistero di Parma e che prosegue tutt’oggi con altri importanti capitoli.

Nel 2017 gli viene conferito il Premio Hemingway. Nel 2018 il Comune di Bologna gli conferisce il Nettuno d’oro, massima onorificenza attribuita ai propri cittadini.

Sue opere sono conservate in importanti collezioni private e pubbliche tra le quali CSAC - Parma, Galleria d’Arte Moderna - Torino; Galleria d’Arte Moderna - Bologna; Museo d’Arte Contemporanea Pecci - Prato; Galleria d’Arte Moderna - Roma; Bibliotèque National - Parigi; Musée Reattu - Arles; Museo di Praga; Museum of Modern Art - New York; Museum of fine Arts - Houston; Museum of Fine Arts - Boston; Polaroid International Museum - U.S.A. ed altre.

Tutto può essere trasformato, deformato o cancellato dalla luce”

Man Ray.

Il nemico della fotografia è ciò che è convenzionale, sono le rigide regole delle istruzioni per l’uso.

La salvezza della fotografia sta nella sperimentazione

Lászlò Moholy Nagy.