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ECONOMIA

Aumentano i prezzi delle materie prime. Confartigianato: "Si chiude per impossibilità di produrre"

Le associazioni di categoria, che rappresentano il mondo della produzione manifatturiera industriale e artigianale, lanciano un nuovo allarme

Aumentano i prezzi delle materie prime. Confartigianato: "Si chiude per impossibilità di produrre"
Economia Montebelluna, 10 Maggio 2021 ore 11:17

Confartigianato Imprese AsoloMontebelluna ha tenuto un vertice tra i rappresentanti del territorio delle categorie di mestiere interessate al fenomeno.

Ripartenza, ma non per tutti

Mentre in televisione si parla giustamente di riapertura di ristoranti, bar e palestre e della stagione turistica alle porte, nelle associazioni di categoria, che rappresentano il mondo della produzione manifatturiera industriale e artigianale, scatta un nuovo allarme.

Edilizia, metalmeccanica, legno, impiantistica, componentistica, perfino alimentari, tutti hanno raccontato quanto vivono ogni giorno nelle loro imprese: listini che raddoppiano da una settimana all’altra, materiale negato dai grossisti a coloro che non sono clienti abituali, scorte esaurite, liste di attesa per nuove forniture ormai di alcuni mesi mentre per altre non vi è certezza.

“In queste condizioni la ripresa è già compromessa” dice il Presidente Fausto Bosa. “Anzi, stiamo attendendo il momento in cui si scaricherà “a terra” questo impatto devastante sull’economia. Finora le imprese hanno assorbito gli aumenti pagando di più il materiale, ma almeno in parte ciò dovrà essere scaricato sul consumatore finale, quando chiederà il prodotto finito: e allora cosa succederà?”

“La cosa paradossale è che le aziende hanno il portafoglio ordini al completo per i mesi a venire ma si vedono davanti lo spettro della chiusura temporanea dell’attività per mancanza di materie prime, una cosa mai vista!”

Cina e Usa comandano

A causa della fiammata dei prezzi delle materie prime a livello mondiale dovuta principalmente agli ordinativi da parte di Cina e Stati Uniti e dai meccanismi speculativi gestiti dalla finanza internazionale, tutte le materie prime hanno visto aumenti anche a tre cifre nel giro di pochi mesi e in molti casi le scorte sono comunque esaurite e non c’è più materiale da avviare ai processi produttivi.

“Da Europeista convinto” aggiunge Bosa “mi dispiace constatare questa nuova – e grave - problematica, una nuova debacle per il nostro continente che sta già subendo le conseguenze della gestione poco chiara e tempestiva della pandemia e una poco coordinata gestione del piano vaccinale. Le aspettative di rilancio post-pandemia potrebbero essere in parte vanificate da questo fenomeno”.

“In edilizia” spiega Paolo Bassani, presidente della categoria degli edili “la media degli aumenti è attorno al 40%. Perfino il prezziario di riferimento per il superbonus 110 è ormai inadeguato, e a rischio è tutta la filiera collegata alle costruzioni e ristrutturazioni”.

Le esperienze concrete

Ivano Pellizzari fa prefabbricati su misura con grossi problemi perché i componenti quali ferro, calcestruzzo, ghiaia hanno avuto aumenti che non riescono a riversare sull’impresa, che ha una commessa stabilita da rispettare a fronte di prezzi di contratto inadeguati con tempi che non possono essere rispettati: i ritardi nelle consegne sono stimati in 2-3 mesi.

“Il legname per i serramenti scarseggia, il mercato è in mano ai Cinesi” afferma Bruno Rech, con segheria a Monfumo. “Comprano tutta la produzione europea e pagano subito per loro o per la rivendita ai propri contatti, lasciando l’Europa senza materiale. L’Italia in particolare soffre della situazione anche per altre vicende, come Vaia, che hanno depauperato le nostre risorse. Nonostante gli aumenti, c’è tantissima domanda, ma tra poco dovremo fermarci, i magazzini sono vuoti”.

Chi invece lavora il ferro per le opere di carpenteria come Marco D’Andrea, titolare di Marchea, conferma che ha avvisato tutti i clienti che i preventivi che hanno in mano non sono più validi. I grossisti invece hanno apposto clausole di validità di un giorno nei loro preventivi, salvo il venduto.

La lamiera e i profilati sono ormai merce rara, c’è una corsa all’accaparramento pur di riuscire a completare i lavori ma non basta nemmeno pagarli il doppio; oggi il rame ha raggiunto il record storico dal 2011 di 10mila dollari a tonnellata.

“Sul fronte impiantistico riscontriamo gli stessi problemi dell’edilizia” conferma Nicola Ceron. “Ci sono problemi con la componentistica, mancano i microchip, nel fotovoltaico si sono interrotte le forniture e non ci sono garanzie sui tempi di fornitura, le batterie di accumulo mancheranno per tutto il 2021 ed anche i profilati di alluminio sono esauriti: ormai qualsiasi fornitura commerciale non ha certezza nel futuro”.

Cristian Pollon, termoidraulico, aggiunge: “ormai una casa finita con questi aumenti viene a costare decine di migliaia di euro in più rispetto al preventivo iniziale, datato anche solo 6 mesi fa: come fa una giovane coppia con il mutuo già deliberato e con un reddito fisso a fronteggiare questa situazione?”

Conseguenze sociali

“È un allarme sociale, per questo ci siamo attivati” chiude il Presidente Bosa. “Ora questo disagio lo stanno vivendo le imprese e in parte il fenomeno è rimasto attutito dalla liquidità disponibile sul mercato, dove le aziende in questi mesi hanno accettato di pagare di più. Ora però si sta riversando sul cliente finale, sul cittadino che non può pagare il doppio e che non conosce i motivi di questi aumenti: il rischio è che creda che sia l’azienda a voler speculare, mentre è l’impresa stessa una vittima di questo fenomeno.

I cantieri chiuderanno per causa di forza maggiore, le aziende metteranno i dipendenti in cassa integrazione per mancanza di materia prima e non più per la pandemia: è questo lo scenario che abbiamo davanti per i prossimi mesi e fino a fine anno non si vedono cambiamenti. È necessario che i nostri concittadini siano a conoscenza del fenomeno, così come la politica, che ancora non se ne sta interessando a dovere.

Manca una politica industriale di lungo periodo: abbiamo smantellato intere filiere diventando totalmente dipendenti dall’estero: basta un incidente sul canale di Suez e si ferma tutto. L’Europa deve intervenire con forza in questa battaglia tra giganti - America e Cina in primis - che ci vede soccombere ad ogni colpo.”

“Da parte nostra, come Associazione” aggiunge il direttore Faganello “cercheremo di dare assistenza alle aziende sul piano della tutela contrattuale sui preventivi: è indubbio che l’impresa non debba potersi svincolare senza responsabilità da impegni assunti in situazioni normali, ma ora la situazione è decisamente eccezionale e come tale può essere fatta valere la clausola di forza maggiore. Va rivista, in particolare negli appalti pubblici, la clausola della revisione prezzi, che, ad oggi, risulta depotenziata.”