Economia

Col de Roer, passione e cura per i vigneti

L’azienda da due anni è in conversione biologica, sulla collina nel centro di Valdobbiadene si coltiva la vite come si faceva una volta.

Col de Roer, passione e cura per i vigneti
Economia Conegliano e Valdobbiadene, 20 Novembre 2019 ore 11:55

 

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Col de Roer, passione e cura per i vigneti. La famiglia Stramare è arrivata al Col de Roer nel 1947, subentrando ad altri mezzadri. Dei tanti fratelli soltanto Alessandro Stramare (Sandrin) decise di restare su questa collina che si trova vicinissima al centro di Valdobbiadene, con la moglie Emma Miotto. Alessandro morirà nel 2010, ma, nel frattempo, già negli anni Sessanta, aveva trasformato l’azienda prima multicolturale, con coltivazioni che andavano dal pescheto al mais, in vitivinicoltura. Gli Stramare di Col de Roer sono stati tra i primi soci della cantina sociale.

Col de Roer, passione e cura per i vigneti

«Restò a lungo anche l’allevamento di mucche da latte - spiega Mario Stramare, oggi il titolare dell’azienda agricola Col de Roer -. Perché, come diceva un vecchio agronomo, “La stalla è un male necessario”. Da essa si ottiene un concime organico minerale equilibrato, che rispetta la pianta e le viti, di conseguenza, avevano maggior durata. Nei nostri vigneti abbiamo viti che hanno età media di 48-50 anni con punte di 60 e 70, e altre che hanno oltre cent’anni. Sono viti che hanno visto la Prima Guerra Mondiale e l’hanno superata indenne, arrivando fino a noi, regalandoci vini dai profumi e gusti persistenti».
Mario Stramare (66 anni) e la sorella Antonella, hanno lavorato insieme fino 2009, poi ognuno ha intrapreso la sua strada.
Mario si è sposato nel 1980 con Gabriella Biasiotto (62 anni) e hanno avuto un figlio, Edoardo (27), che oggi lavora in azienda con i genitori.
«Abbiamo clienti che provengono un po’ da tutta Italia - sottolinea Mario Stramare -, molti dalla Lombardia e dall’Emilia. Sono clienti molto affezionati, tanti sono ristoratori, ma la nostra forza sono i privati e il passaparola».
Col de Roer, da due anni, è entrato nel processo di conversione biologica, l’ente certificatore è «Suolo e Salute»: «Questo percorso è quasi una vera e propria filosofia - sottolinea Mario -. Occorre crederci fino in fondo di poter produrre rispettando di più l’ambiente. Perché noi stessi ci viviamo e al cliente abbiamo il dovere di offrire un prodotto, oltre che bello, assolutamente salubre. Certo, ci sono maggiori rischi per l’azienda. Quest’anno, dopo l’eccezionale stagione dell’anno precedente, abbiamo avuto una perdita di produzione. Nel campo biologico l’andamento dell’annata può essere estremamente variabile. Nello stesso tempo, c’è qualcosa di romantico in tutto questo. Mi sembra di essere tornato indietro, quando con papà Alessandro si trattavano le viti con zolfo e rame, si faceva pulizia a mano tra i vigneti per far sì che la vite fosse nelle migliori condizioni possibili. Così come le concimazioni; ancora oggi accatastiamo il letame, per poterlo distribuire sul terreno dopo un anno, o anche due».
L’azienda di Mario Stramare si estende su quattro ettari e mezzo; buona parte sul Col de Roer e altri appezzamenti in frazione Caravaggio, località Castagner, e in località «Costa rota» a Campea di Miane, tutte zone tra loro piuttosto omogenee dal punto di vista pedoclimatico: «Copriamo tutto l’arco della filiera; produzione, raccolta, spumantizzazione e imbottigliamento. Dalla vite alla bottiglia etichettata. Abbiamo anche intenzione di approntare una parte del fabbricato per ospitare un bed&breakfast».