Economia

Roccat: tradizione, familiarità e accoglienza

Negli anni Sessanta nonno Antonio iniziò a vinificare l’uva coltivata, poi papà Clemente agli inizi degli anni ’90 crea il «brand» oggi utilizzato in etichetta.

Roccat: tradizione, familiarità e accoglienza
Economia Conegliano e Valdobbiadene, 01 Ottobre 2019 ore 13:37

Roccat: tradizione, familiarità e accoglienza . «Tradizione, familiarità e accoglienza» è lo slogan che sta dietro all’etichetta del Prosecco Roccat di Valdobbiadene, con sede in via Roccat e Ferrari (una strada che fu costruita dall’omonimo nobile veneziano alla fine del Settecento),
Una tradizione che ha lontane origini nella famiglia Codello.

Nel 1990 nasce l'etichetta Roccat

8 foto Sfoglia la gallery

A metà degli anni Settanta inizia la vera e propria attività vitivinicola, grazie a nonno Antonio (Toni) Codello, classe 1924, che è recentemente scomparso, all’età di 94 anni e osserva da vicino il lavoro dei suoi eredi, con il fratello Luigi (Ieto), 84enne. Nel 1985 un’altra tappa fondamentale per l’azienda. Il figlio Clemente, che oggi ha 72 anni, decide di lasciare il suo lavoro all’Ulss di Montebelluna per dedicarsi a tempo pieno alla vinificazione, sua grande passione. L’uva, invece di essere tutta conferita alla cantina sociale, inizia a essere lavorata «in casa».
Fino al 1990, quando Clemente decide di cambiare anche il nome all’azienda, da Codello a Roccat, utilizzando il nome del proprio terreno. Nel 1991 viene stampata la prima etichetta di Prosecco Roccat, un prosecco fermo, in controtendenza al grande successo che stavano avendo tra il pubblico le «bollicine».
«E’ stata una scelta vincente - ci dice Manuel Codello, figlio di Clemente, che oggi ha preso in mano le redini dell’azienda -. Non avevamo tecnologie, ma facevamo un ottimo vino fermo e tra il 2008 e il 2010 rappresentava il 60% della nostra produzione. Qui effettuiamo tutta la filiera della lavorazione del vino, dalla pigiatura alla bottiglia finita».
Nel 1995 l’azienda Roccat ha iniziato a spumantizzare, grazie proprio agli studi di enologia di Manuel che dopo essersi diplomato alla scuola di Conegliano ha preso in mano la gestione del prodotto, investendo in autoclavi e linee di riempimento: «Oggi imbottigliamo circa 100mila bottiglie l’anno con la nostra etichetta. Abbiamo scelto di restare una piccola realtà, per mantenere la qualità, anche nei rapporti con il cliente, che conosciamo tutti per nome», ci dice Manuel. La ricerca di questa qualità nei rapporti umani la si osserva proprio nella cantina, costruita nel 2000 ristrutturando il vecchio fienile: «Ma, prima di tutto - precisa Manuel - papà Clemente ha voluto realizzare la tavernetta, dove si incontrano gli amici e i clienti».