Economia

Valdoc Sartori, culto del vino nelle colline eroiche

Gli insegnamenti di «Nono Moro» (a cui è dedicato il Brut) e l’orgoglio del sudore versato per la propria terra sono arrivati fino ai pronipoti.

Valdoc Sartori, culto del vino nelle colline eroiche
Economia Conegliano e Valdobbiadene, 12 Novembre 2019 ore 19:02

 

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Valdoc Sartori, culto del vino nelle colline eroiche

Il vigneto Garbùi della Valdoc Sartori si trova su una delle pendici più elevate dell’intera area del Conegliano Valdobbiadene. Le viti si arrampicano tra i 350 e i 400 metri di altitudine per colli a tratti molto scoscesi. «Arriviamo fino al 120% di pendenza, dunque ben oltre i 45 gradi», sottolinea Alberto Sartori, ultimo discendente di un’antica famiglia di viticoltori. Il vigneto di zona Garbùi sormonta la Val dell’Oca, spartiacque tra i Comuni di Valdobbiadene, Vidor e Farra di Soligo e si apre verso Col San Martino. Valdoc Sartori prende il nome proprio da questa vallata e dal Valdobbiadene Doc, nato col primo riconoscimento d’origine controllata. Ed è proprio nel 1970 che nasce il marchio Valdoc Sartori, azienda vitivinicola che si estende su 15 ettari di vigneti, tutti collinari e tutti di Valdobbiadene Docg.
«Discendiamo da antiche famiglie di viticoltori - ricorda tuttavia Alberto Sartori -. Già i trisavoli e i bisnonni (questi ultimi sia da parte paterna che materna) coltivavano vigneti e producevano vino. I ricordi di famiglia risalgono al 1850, con il bisnonno «Igno» Virginio Sartori, che già coltivava il vigneto Garbùi. Abbiamo diverse viti che superano ben oltre i 100 anni d’età. Il nostro vanto è di essere produttori di vini solo ed esclusivamente Docg».
Ma l’indole contadina del papà di Alberto, che si chiama Massimiliano, arriva dal suo nonno materno, Alfonso, detto «El Moro», a cui è stato dedicata l’etichetta del Valdobbiadene Docg Brut. Con il nonno Moro, infatti, Massimiliano ha vissuto i suoi primi 10 anni d’età. Allo storico vigneto di famiglia, il Garbu, nel corso degli anni si sono aggiunti i vigneti acquistati con le fatiche e i sacrifici di Massimiliano e la moglie Ivana che oggi formano i 15 ettari di produzione dell’azienda.
I genitori di Massimiliano, Arduino e Domitilla, proseguono la tradizione vitivinicola della famiglia Sartori. E fu proprio un giovanissimo Massimiliano, col papà Arduino, a fondare la Valdoc Sartori nel 1970. Nel 1987 si è poi sposato con Ivana, dalla quale ha avuto i due figli Alberto (che ha 31 anni) e Matteo (24) che oggi lavorano nell’azienda col papà. Tre anni fa Alberto si è sposato con Lisa (anche lei nello staff dell’azienda) e ha già avuto due bimbi, Gabriele e Alvise: «Spero siano proprio loro il futuro dell’azienda», dice sospirando Alberto.
Nei vigneti Valdoc Sartori viene coltivata Glera e, in piccole percentuali nei vigneti storici, viti autoctone come la Perera, il Verdiso e la Bianchetta.
Ormai da anni i giovani Alberto e Matteo hanno «addestrato» una squadra di fedelissimi vendemmiatori: «Io li chiamo i selezionatori - spiega Alberto Sartori -. Sì, perché negli anni hanno acquisito la sensibilità di curare l’uva che raccolgono. Il vendemmiatore è, a mio giudizio, colui che maggiormente può intervenire sulla qualità del prodotto finale, scartando gli acini non maturi o appassiti. Hanno ormai l’occhio per individuare le più piccole impurità presenti nel grappolo».
Valdoc Sartori è diventata una filiera completa del Valdobbiadene Docg, puntando molto sul «chilometro zero», tanto che, da qualche tempo, l’azienda si è organizzata anche per le vendite a domicilio, attraverso dei gruppi di acquisto. «Dal vigneto alla porta di casa».