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SOSTENIBILITA'

Piano “Next Generation city” a Treviso. Calesso: «Non basta l’assessorato, serve un progetto»

Oggi parte il progetto presentato dal Sindaco Mario Conte, ma secondo Calesso mancano elementi importanti del "Next Generation EU"

Piano “Next Generation city” a Treviso. Calesso: «Non basta l’assessorato, serve un progetto»
Politica Treviso, 28 Aprile 2021 ore 15:17

Dopo la presentazione de “La grande Treviso – Next generation city” da parte del Comune in collaborazione con le amministrazioni della cintura urbana, interviene l’esponente di Coalizione Civica Gigi Calesso.

Un assessorato “bis”

Secondo l’esponente dell’opposizione cittadina «un assessore alla “Next Generation” in realtà è una sorta di “secondo” assessore al Bilancio perché non risulta da nessuna parte che l’assessorato in questione si occupi di una progettazione per la “ripresa e la resilienza” in città, sulla base delle linee guida dell’Unione Europea.

Lo conferma il Sindaco che, nella presentazione dell’iniziativa “La grande Treviso – Next generation city” che viene avviata oggi, dichiara: “Il progetto elaborato dovrà concludersi entro settembre 2022 attraverso alcuni step fondamentali:

– diagnosi territoriale diretta a definire il contesto territoriale, sociale ed economico di riferimento al fine di individuare le principali potenzialità, criticità e sfide per lo sviluppo;

– organizzazione di laboratori di co-progettazione per implementare il masterplan delle piste ciclabili dell’area con risoluzione punti critici, segnaletica, stazione di ricarica e App per la promozione;

– definizione degli strumenti di monitoraggio delle policy, comunicazione ed eventi territoriali, formazione e scambio di esperienze con le Città del Veneto”».

Un piano monco

«In buona sostanza – prosegue Calesso -, si parla di piste ciclabili, di eventi territoriali e di generiche “sfide per lo sviluppo”: sicuramente la mobilità ciclabile e le stazioni di ricarica fanno parte degli obiettivi di transizione verde di “Next Generation EU” ma gli altri elementi centrali del piano (trasformazione digitale, occupazione e crescita intelligente, sostenibile e inclusiva, coesione sociale e territoriale, salute e resilienza, politiche per la prossima generazione, comprese istruzione e competenze) sembrano non essere presi in considerazione nell’iniziativa di cui Treviso è capofila.

Invece, abbiamo bisogno, per la città e per l’intera marca di un progetto che coniughi, appunto, la sostenibilità ambientale e la digitalizzazione, la riduzione delle disuguaglianze e l’impegno per le prossime generazioni, la tutela della salute e l’inclusione sociale.

Alcune domande

Calesso si chiede infine che cosa abbia ipotizzato, abbozzato, progettato l’attuale amministrazione in materia di sostenibilità ambientale (oltre alle piste ciclabili e alle stazioni di ricarica), quali siano le risposte a problemi sociali già gravi (casa, lavoro, reddito) che lo diventeranno ancora di più con la fine del blocco degli sfratti e dei licenziamenti.

“Next Generation EU” non significa “tornare a prima del Covid” ma costruire un futuro di sostenibilità sociale e ambientale per le città e i territori e senza investire risorse nell’istruzione e nella formazione, nella sanità e nell’inclusione questo obiettivo non verrà raggiunto.

Non basta l’assessorato, serve un progetto.