Saluto

In pensione il dottor Calabrò, primario di Geriatria del Ca’ Foncello

Benazzi: “Ha fatto un grandissimo lavoro, gli siamo profondamente grati”. Ha gestito la difficile situazione legata al primo cluster Covid della Marca.

In pensione il dottor Calabrò, primario di Geriatria del Ca’ Foncello
Treviso, 17 Settembre 2020 ore 09:38

Ha contribuito a migliorare notevolmente la presa in carico dei pazienti più anziani e ha gestito, a fine febbraio, la difficile situazione legata al primo cluster Covid della Marca.

Anche lui si era ammalato

E’ andato in pensione, dal 1° settembre, il primario dell’Unità Operativa del Ca’ Foncello, dr Massimo Calabrò. Approdato alla direzione dell’Unità Operativa trevigiana il 01 gennaio del 2007, proveniente dall’ospedale di Montebelluna, ha contribuito a migliorare notevolmente la presa in carico dei pazienti più anziani e ha gestito, a fine febbraio, la difficile situazione legata al primo cluster Covid della Marca.

“Al dottor Calabrò – sottolinea il direttore generale, Francesco Benazzi – va un profondo e sentito ringraziamento per quanto ha fatto per il Reparto in questi anni e, anche, per la non facile gestione dell’emergenza Covid. Non dimentichiamo che il primo caso si è verificato in Reparto e che lui stesso si è ammalato: ha continuato a seguire l’attività da casa, rientrando non appena si è negativizzato per star vicino ai suoi pazienti e agli operatori. A lui dobbiamo anche un doveroso ringraziamento per aver aperto il Reparto a numerose iniziative di umanizzazione”.

Lui: “Un bellissima esperienza”

“Quella vissuta a Treviso è stata una bellissima esperienza, sia dal punto di vista professionale che umano – commenta il dottor Calabrò –. La Geriatria del Ca’ Foncello, con i suoi 78 posti letto e 3.200 ricoveri l’anno, è un grande reparto per acuti in cui, nel corso degli anni, grazie al costante supporto della Direzione abbiamo introdotto importanti novità; dal rinnovo dei locali all’attivazione dell’osservazione breve geriatrica, dall’avvio del percorso di continuità delle cure ai vari progetti di umanizzazione. A Treviso ho vissuto un’esperienza importante, conclusasi con la complessa gestione dell’emergenza Covid: quello legato alla pandemia è stato un periodo difficile, sia dal punto di vista personale che professionale, periodo da cui ho ricevuto la conferma che fare il medico è, prima di tutto, una vocazione”.

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