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Mogliano Veneto

La madre dell’aggressore di Marta: “Colpa della Dad, lo ha cambiato”

La 26enne migliora intanto: è pienamente cosciente e respira in modo autonomo.

La madre dell’aggressore di Marta: “Colpa della Dad, lo ha cambiato”
Cronaca Treviso, 25 Marzo 2021 ore 15:54

Migliorano le condizioni di Marta Novello, che ieri è stata risvegliata dal coma farmacologico e oggi respira in autonomia ed è pienamente cosciente. Intanto anche la madre del 15enne che l’ha quasi uccisa abbozza una difesa del figlio.

La madre dell’aggressore di Marta abbozza una difesa del figlio

Resta ancora ricoverata in terapia intensiva, ma le sue condizioni migliorano a vista d’occhio. Marta Novello, la 26enne di Mogliano Veneto accoltellata ripetutamente (una ventina in totale i fendenti) lunedì scorso in località Marocco, sta vincendo la sua battaglia.

Dall’ospedale Ca’ Foncello dove è ricoverata, e dove è stata sottoposta a un ultimo intervento chirurgico soltanto martedì scorso, si fa sapere che i “parametri emodinamici e respiratori” della giovane sono buoni. “E’ perfettamente cosciente e in respiro spontaneo. Resta per ora ricoverata in ambiente intensivo”.

“Siamo ancora sconvolti, nessuno si aspettava in città una tragedia del genere. La notizia che Marta sia riuscita a svegliarsi e a parlare con i genitori ci regala un attimo di gioia! Marta, Mogliano è con te e con i tuoi cari! Ti aspettiamo”

Queste invece le parole, a nome della comunità di Mogliano, del sindaco Davide Bortolato, dopo aver appreso ieri pomeriggio, mercoledì, la notizia del risveglio della ragazza. Che ha parlato anche con mamma e papà.

La difesa della madre dell’aggressore

A parlare però è stata anche la madre dell’aggressore, il 15enne di origini africane che ora si trova in carcere con l’accusa di tentato omicidio (e che verrà molto probabilmente interrogato domani, venerdì).

La donna, che ha cresciuto da sola il figlio – il marito e padre del minorenne, se n’è andato prima che venisse al mondo – prova a difenderlo dall’inevitabile “assalto” mediatico: “Non è un drogato o un bullo…”, ha abbozzato la donna.

Che poi, per trovare una spiegazione a un gesto tanto orribile, ha azzardato: “E’ cambiato con la l’inizio della didattica a distanza, in casa si sentiva in gabbia”. Una sorta di “alibi” un po’ fragile, a fronte di un gesto di inaudita violenza. Ma tant’è.

 

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