Svolta annunciata

Omicidio Spresiano: Anica Panfile aveva un debito per droga di 10mila euro con Battaggia?

Il "Boss del Pesce" si trova attualmente in carcere: è stato fermato prima di ridiventare "primula rossa" come 14 anni fa

Omicidio Spresiano: Anica Panfile aveva un debito per droga di 10mila euro con Battaggia?
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Altro che colpo di scena. La svolta di ieri sul giallo di Spresiano, provincia di Treviso, non lascia per nulla sorpresi. La vicenda è quella di Anica Panfile, 31enne mamma di origini rumene trovata nel Piave sotto un pilone dell'autostrada tre giorni dopo la sua scomparsa, il 21 maggio 2023. Uccisa.

Il presunto assassino ora si trova in carcere

Finora l'unico indagato preso in considerazione è stato il suo ex datore di lavoro Franco Battaggia, un personaggio controverso, in passato finito già in carcere per omicidio e legato ad ambienti della criminalità locale (la cosiddetta "Mala del Brenta").

Come conferma il nostro Prima Treviso, ieri, martedì 16 gennaio 2024, è scattato il fermo e il presunto assassino ora si trova in carcere dopo mesi di indagini che ruotavano attorno a lui. Il blitz è scattato proprio adesso perché sembra che l'indagato stesse per preparare una fuga e darsi alla macchia (come già aveva fatto anni fa, diventando a modo suo "famoso").

Semmai la vera sorpresa sono nuovi dettagli che danno una luce diversa al tragico esito della vicenda. L'indagato aveva raccontato che Anica Panfile fosse andata a trovarlo per un prestito, perché era in difficoltà economiche, e che poi se n'era andata e lui non ne aveva saputo più nulla.

E invece:

  • I Ris hanno trovato tracce biologiche riferibili alla donna nella camera da letto del 77enne.
  • L'autopsia ha rivelato che nelle sue ultime ore di vita la rumena aveva assunto cocaina
  • L'esame autoptico ha anche confermato che Panfile aveva consumato anche un rapporto sessuale (sul suo corpo rivenute anche tracce di liquido seminale insufficienti per una prova del dna).
  • Gli inquirenti stanno indagando anche su un altro sospetto: che la 31enne avesse con Battaggia un debito di ben 10mila euro per questioni di droga.

Anche se non si riuscirà mai a ricostruire esattamente cosa sia successo in quella casa, lo scenario ipotizzato è che dopo una violenta discussione Anica Panfile sia stata uccisa a mani nude, a pugni e poi strangolata, e poi il corpo è stato fatto sparire, gettato in un canale e poi trascinato fino al fiume Piave.

E a fare tutto ciò secondo gli inquirenti sarebbe stato Franco Battaggia.

Omicidio Anica Panfile: i Ris ad Arcade

Gli uomini del Ris di Parma erano arrivati ad Arcade, nell'abitazione di Franco Battaggia, mercoledì 14 giugno.

Il 76enne era stato poche ore prima formalmente indagato dalla Procura di Treviso per l'omicidio (e occultamento di cadavere) di Anica.

Su incarico della pm Valeria Peruzzo, i Ris avevano effettuato analisi e accertamenti irripetibili su tutte le proprietà sequestrate al "Boss del pesce" dal passato burrascoso e considerato vicino alla mala del Brenta: la sua villetta in via Europa 7, le sue auto (un pick-up bianco, una Mercedes station wagon rossa, e altri sette mezzi per l'attività della pescheria), la sua pescheria "Il Tiburon" in via Dante Alighieri.

Gli inquirenti cercavano di accertare o scartare una precisa tesi, e cioè che Anica fosse stata uccisa dal suo ex datore di lavoro proprio nella sua casa di via Europa (poi il cadavere sarebbe stato trasportato fino a Spresiano e gettato in un canale affluente del Piave dal ponticello dove si congiungono via del Fante e via Barcador).

Molti dei dettagli di quel maledetto 18 maggio, giorno della scomparsa della giovane, derivavano proprio dalla versione offerta da Battaggia, ma gli inquirenti non hanno mai creduto fino in fondo a quella ricostruzione.

Tutte le possibili bugie dell'indagato Franco Battaggia

Soprannominato “Boss del pesce” per la sua attività imprenditoriale, Battaggia è un personaggio controverso: condannato a 18 anni per l'omicidio (nel 1988) di un nomade che voleva chiedergli il pizzo, era tornato in semilibertà dopo 21 anni nel 2010, ma evase dai domiciliari per rimanere latitante per nove mesi, prima di essere nuovamente catturato. Il suo ruolo di "primula rossa" in latitanza è rimasto nell'immaginario collettivo, nel Trevigiano e non solo.

Inizialmente si pensava che Anica fosse giunta ad Arcade coi mezzi pubblici (non aveva la macchina) per recarsi a fare le pulizie (come faceva occasionalmente) in casa del suo ex datore di lavoro, mentre Battaggia aveva rivelato alla trasmissione Quarto Grado su Retequattro di essere andato lui in auto fino a Treviso proprio per incontrare la 31enne e portarla a casa sua ad Arcade per darle il Cud per il suo precedente lavoro alla pescheria "Il Tiburon".

Del Cud però non è stata trovata traccia.

Battaggia racconta agli inquirenti anche che la giovane mamma gli parla di difficoltà economiche e di un debito da 10mila euro. Di più, aggiunge che quando arrivano a casa sua le regala 5mila euro in contanti.

Il compagno della 31enne Luigino De Biasi, 58 anni, ex autotrasportatore, ha negato che la coppia avesse difficoltà economiche.

E nemmeno dei soldi regalati non c'è alcuna traccia.

Franco Battaggia davanti a casa

Sin dall'inizio s'è dato per scontato che Anica arrotondasse facendo pulizie in case di privati e che sarebbe arrivata quel giorno ad Arcade anche per quello, ma su questo punto non c'è alcuna certezza perché a dirlo è solo Battaggia.

Franco Battaggia sulla sua auto

Battaggia dice agli uomini della Procura di Treviso anche che, dopo averle dato i soldi, prende di nuovo la macchina e accompagna Anica davanti a un negozio di bici di via Trieste (malgrado disti solo 150 metri dalla sua abitazione), su espressa richiesta della ragazza che doveva incontrarsi con qualcuno.

Ma anche qui, riscontri non se ne trovano: l'unica certezza è che il cellulare della donna si spegne alle 16.15 di quel giovedì, proprio mentre lei si trova ancora in casa di Battaggia in via Europa.

Ieri l'ultimo capitolo (per ora) del giallo: Franco Battaggia viene portato in carcere, accusato di omicidio e tentata soppressione di cadavere aggravata.

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