A VILLORBA

Vanno a salvare la figlia dal convivente, madre e compagno vengono accusati loro di tentato omicidio: scagionati

Il Tribunale scagiona la coppia dall'accusa di aver travolto il cinquantenne con l'auto

Vanno a salvare la figlia dal convivente, madre e compagno vengono accusati loro di tentato omicidio: scagionati

Il processo relativo al presunto investimento di un cinquantenne residente a Villorba si è concluso con l’assoluzione dei due imputati. Una cinquantatreenne di Mirano e il partner di cinquantaquattro anni sono stati scagionati dall’accusa di tentato omicidio perché il fatto non sussiste.

La sentenza ribalta le richieste della Procura: il pubblico ministero Anna Ortica aveva proposto una condanna a cinque anni di reclusione per entrambi i soggetti, inizialmente accusati di aver aggredito l’ex compagno della giovane utilizzando un SUV.

La ricostruzione della notte del conflitto

Tutto ha inizio nel cuore della notte del 22 aprile 2021, quando una telefonata rompe il silenzio e scatena l’angoscia. Una giovane contatta la madre: è in lacrime, riferisce di essere stata picchiata dal convivente e annuncia di voler fuggire l’indomani.

Poi il telefono si scarica, la ragazza diventa irraggiungibile. In preda al panico, la madre allerta l’attuale compagno.

I due si mettono in viaggio verso Villorba, decisi a verificare le condizioni della ragazza. In quegli istanti concitati, intercorre una telefonata tra la madre e il cinquantenne trevigiano convivente della figlia, un colloquio serrato fatto di tensioni e minacce che anticipa lo scontro fisico.

Le discrepanze nel racconto della vittima

Giunti in prossimità dell’abitazione (madre e attuale compagno), il cinquantenne convivente della figlia attendeva i due in strada armato di una catena di ferro, poi avrebbe raccontato che si era così preparato prevedendo un’aggressione.

Secondo la denuncia presentata dal 50enne, il SUV del trio avrebbe accelerato nel tentativo di travolgerlo, costringendolo a finire in un fossato dopo una manovra di inversione del mezzo.

La versione fornita dai due indagati è stata opposta: i partner hanno dichiarato di aver tentato esclusivamente di “fuggire alla sua furia” mentre il soggetto colpiva l’auto con la catena.

Le motivazioni della sentenza di assoluzione

I giudici hanno ritenuto il racconto dell’accusatore poco credibile e ricco di contraddizioni.

Gli accertamenti tecnici e medici hanno evidenziato che le lesioni riportate dal cinquantenne, soccorso dal personale del 118 e trasportato in ospedale in condizioni serie, non risultavano compatibili con un investimento stradale. La fragilità delle testimonianze ha portato alla caduta dell’impianto accusatorio, dopo che già il padre naturale della giovane era stato prosciolto durante l’udienza preliminare.