Il fenomeno del pianoforte Alexander Lonquich insegna a Castelfranco

Il celebre pianista è stato a Castelfranco, ospite del Conservatorio Agostino Steffani, per una lezione sull'ultima sonata di Franz Schubert.

Il fenomeno del pianoforte Alexander Lonquich insegna a Castelfranco
Castelfranco, 04 Marzo 2019 ore 15:16

Il fenomeno del pianoforte Alexander Lonquich insegna a Castelfranco. Si è tenuta lo scorso mercoledì 6 marzo dalle 11 alle 14 nella Sala Zambon del chiostro dei Serviti, una lezione nella quale Lonquich ha raccontato Schubert. Il celebre pianista è stato a Castelfranco, ospite del Conservatorio Agostino Steffani, per una lezione sull’ultima sonata di Franz Schubert.

Lonquich in aula insegna Schubert

Un testamento spirituale che Lonquic ha presentato alle nuove generazioni. “Un vero privilegio per i giovani pianisti poter dialogare con questo maestro del classicismo” ha commentato il direttore Stefano Canazza. Il fenomeno del pianoforte Alexander Lonquich insegna a Castelfranco, portando ulteriore prestigio alla città del Giorgione. Il suo è un unicum proprio per l’attitudine di intellettuale indagatore, prima che musicista, in cui si percepisce sempre la necessità di capire, collegare, allacciare relazioni tra le arti, senza barriere, senza preconcetti, senza paura di stupire o disturbare, senza pose, senza concessioni. E nell’infinito repertorio classico, la figura difficilissima di Schubert, genio assoluto di ardua lettura psicologica, quasi precursore dell’icona popolare dell’artista controverso e sofferente, il cui cratere rovente d’idee, pensieri, pulsioni si manifesta in un nitore adamantino di forme, diventa, nonostante i secoli che li separano, il perfetto interlocutore artistico di Lonquich, la cui indagine sul genio di Vienna non si è mai fermata.

Il fulcro della lezione

Il fenomeno del pianoforte Alexander Lonquich insegna a Castelfranco le opere di Schubert a partire dalla sua vita. Eccone il dettaglio. Nel settembre del 1828, due mesi prima della morte, in un unico slancio creativo paragonabile a quello con cui Mozart nell’estate del 1788 ha dato vita alle sue ultime tre Sinfonie, Schubert porta a termine tre grandi Sonate per pianoforte: la Sonata in do minore D. 958, la Sonata in la maggiore D. 959 e la Sonata in si bemolle maggiore D. 960, accomunate dalle ampie dimensioni, dalla struttura in quattro movimenti, dalla totale rinuncia a ogni tratto esteriore e magniloquente in favore di un frequente ricorso a toni liederistici, dall’intenso sfruttamento del registro medio-grave della tastiera, dalla completa emancipazione dal modello beethoveniano. La Sonata in si bemolle maggiore D. 960, ultima della triade e dell’intera produzione schubertiana, viene terminata il 26 settembre del 1828 ed eseguita in pubblico per la prima volta già il giorno dopo, nel corso di una straordinaria serata musicale in casa del dottor Ignaz Menz in cui Schubert probabilmente esegue per gli amici anche le altre due Sonate gemelle e accompagna il barone von Schönstein in alcuni Lieder tratti dalla Winterreise. Cinque giorni dopo, scrive all’editore Probst per offrirgli le sue opere più recenti.

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