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L'incontro

Mattia Battistetti morto sul lavoro, sit in a Treviso per la prima udienza del processo: "Vogliamo giustizia"

Appuntamento giovedì prossimo alle 9.00. Mamma Monica: "Ci sono tante domande a cui speriamo di avere finalmente risposta. Siamo fiduciosi"

Mattia Battistetti morto sul lavoro, sit in a Treviso per la prima udienza del processo: "Vogliamo giustizia"
Attualità Montebelluna, 24 Gennaio 2023 ore 16:17

Questa mattina a Treviso incontro promosso dall’associazione in memoria di Mattia e dalla Rete 6 dicembre, in vista della prima udienza del processo per la morte sul lavoro del 23enne di Montebelluna.

Mattia Battistetti morto sul lavoro, sit in a Treviso per la prima udienza del processo: "Vogliamo giustizia"

"Portiamo avanti la nostra croce anche per le tante altre famiglie che piangono un loro caro morto sul lavoro. Non è facile, perché è una ferita che si riapre ogni volta e non si rimarginerà mai. Ora confidiamo nella giustizia, sperando di non restare delusi".

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E' mamma Monica Michielin a parlare, per rinnovare ancora una volta - in vista della prima udienza (preliminare) del processo per la morte sul lavoro del figlio Mattia Battistetti, 23 anni, che si terrà giovedì prossimo, 26 gennaio, a Treviso  - la richiesta di giustizia che, da quel maledetto 29 aprile 2021, la famiglia del giovane di Montebelluna porta avanti senza esitazioni. Alla ricerca di risposte sul perché di una tragedia che - ne sono certi - "poteva essere evitata".

Ed ecco che, nell’approssimarsi di questa fondamentale data, che vede sei persone rinviate a giudizio per omicidio colposo per quel drammatico incidente in cantiere proprio a Montebelluna, l’associazione in memoria di Mattia e la Rete 6 dicembre, hanno convocato questa mattina, martedì 24 gennaio 2023, una conferenza stampa alla Casa delle Associazioni di Treviso, appunto per sottolineare ancora una volta l’importanza del processo in sé – "con vari punti oscuri che meritano analisi rigorosa, chiarezza e giustizia" - e del processo in termini generali, collettivi e partecipativi, data la costante strage di lavoratrici e lavoratori che vede nel Paese e nel territorio trevigiano in particolare, morti e infortuni gravi senza soluzione di continuità in questo inizio 2023. Presenti, oltre alla famiglia di Mattia - papà Giuseppe e la sorella Anna, anche Gabriele Zanella e Nicola Atalmi (Cgil Treviso).

Da qui l'idea di promuovere proprio giovedì prossimo, giorno della prima udienza del processo (Camera di consiglio), un sit-in davanti al Tribunale di Treviso, previsto alle 9.00 nel piazzale. Un appuntamento a cui prenderanno parte diversi esponenti sindacali - giova ricordare che la Cgil si è costituita parte civile nel processo ormai al via - militanti politici (sarà presente Rifondazione Comunista) e anche Luigi De Magistris, che ha dato la sua adesione all'iniziativa.

Nel frattempo prosegue la petizione appello “Giustizia per Mattia Battistetti”, con le prime firme di personalità del mondo della cultura, dell’arte, del lavoro, del giornalismo: tra questi Citto Maselli, Fiorella Mannoia, Elio Germano, Sabina Guzzanti, Moni Ovadia, Giuseppe Giulietti.

Chi era Mattia

Mattia era un giovane operaio 23enne che lo scorso 29 aprile 2021 ha trovato la morte in un cantiere edile della ditta Bordignon a Montebelluna, schiacciato da un carico di 15 quintali di impalcature cadute da una gru in movimento. Una tragica fine che la famiglia non ritiene certamente "una mera fatalità".

"Mattia era solare e felice del suo lavoro - ha spiegato ancora mamma Monica - Noi non ci fermiamo, non l'ho fatto neanche di fronte a diffide o evidenti sfregi alla memoria di mio figlio, come quando abbiamo chiesto che il punto in cui è morto Mattia restasse verde. Un pezzetto di prato dove invece è stato messo un tombino della fognatura. Questo è il livello di sensibilità!"

Ha preso infine la parola Nicola Atalmi della Cgil Treviso:

"Noi siamo parte civile nel processo e ci saremo giovedì davanti al Tribunale - ha sottolineato - Le regole e le leggi ci sono e ci sono anche gli strumenti di formazione per prevenire simili tragedie. Ma mancano i controlli. Quindi delle due l'una: o si potenziano questi ultimi, oppure si inaspriscono le pene"

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