Il giallo

Alex Marangon non è morto annegato, l'autopsia chiarirà le cause del decesso

E' probabile che il 25enne fosse già morto quando è finito nel Piave, ma bisognerà attendere l'esito dell'esame autoptico per la conferma

Alex Marangon non è morto annegato, l'autopsia chiarirà le cause del decesso
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Sulla morte di Alex Marangon ci sono ancora tanti dubbi da chiarire. Per far luce su quanto è avvenuto nella notte tra sabato 29 e domenica 30 giugno 2024 bisognerà attendere l'esito dell'autopsia. Secondo quanto emerso da un primo esame esterno sul cadavere del 25enne non ci sarebbero segni di violenza, ma da questa prima analisi si potrebbe anche escludere che Alex sia morto annegato nel fiume Piave, dove poi è stato ritrovato il corpo due giorni dopo. Cosa è successo allora quella notte?

Alex Marangon non è morto annegato

Alex Marangon non è annegato e sul suo corpo non ci sono segni di morte violenta. A dichiararlo è stato il procuratore di Treviso, Marco Martani, che ha espresso questa convinzione con una certa sicurezza, anche se sarà l’autopsia a confermare definitivamente le cause della morte.

Il mistero su cosa sia successo quella notte durante il ritiro di musica medicina organizzato da Zu-Music Project nell'Abbazia di Santa Bona si infittisce.

Le ipotesi sono due: che Alex sia morto per una caduta accidentale in acqua dopo aver lasciato il ritiro intorno alle 3 del mattino, o che vi sia stato gettato di proposito, dopo aver avuto un malore o un arresto cardiaco, in seguito ai riti sciamanici praticati.

Non solo l'ayahuasca, ma anche il cerchio di Kambo

Durante il ritiro, infatti, il 25enne potrebbe aver assunto l'ayahuasca, un decotto a base di diverse piante tipiche del Brasile, conosciuto anche come "liana dei morti", a cui sono attribuite capacità terapeutiche ma che provoca effetti allucinogeni.

Ayahuasca (foto Wikimedia Commons)

Ma non solo, pare che durante la cerimonia sia stato praticato anche il cerchio di Kambo. Questa pratica rituale utilizza le secrezioni della rana Phyllomedusa bicolor, conosciuta anche come rana gigante, originaria della foresta amazzonica.

La raga gigante

Queste secrezioni velenose vengono applicate sulla pelle dei partecipanti, solitamente attraverso bruciature superficiali, per indurre un'esperienza intensa che si dice abbia numerosi benefici fisici e mentali, ma può anche causare nausea e vomito, diarrea, sudorazione intensa, brividi, vertigini e allucinazioni visive e uditive.

Tra i rischi di questa pratica ci sono: reazioni allergiche, interazioni con farmaci, disidratazione e problemi cardiaci.

Saranno i risultati degli esami tossicologici, che saranno disponibili tra una decina di giorni, a confermare o meno che Alex abbia fatto uso di queste sostanze. La Procura di Treviso ha intanto aperto un fascicolo per reato di morte come conseguenza di altro reato e sta identificando tutti i partecipanti al ritiro.

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