ESAMI TOSSICOLOGICI

Un mix letale di coca e ayahuasca ha ucciso Alex Marangon: chi ha portato la droga al raduno sciamanico?

Dopo più di un anno dalla morte del 25enne di Marcon, sono arrivati i tanto attesi esiti dei test tossicologici: gli esami hanno anche rilevato tracce di cannabinoidi e MDMA consumati nei giorni precedenti

Un mix letale di coca e ayahuasca ha ucciso Alex Marangon: chi ha portato la droga al raduno sciamanico?

A un anno di distanza dalla tragica scomparsa di Alex Marangon, 25enne di Marcon ritrovato senza vita nel letto del fiume Piave in provincia di Treviso, a Vidor. la Procura ha ricevuto dall’ospedale Burlo Garofolo di Trieste i tanto attesi esiti degli esami tossicologici. I test confermano in modo inequivocabile la presenza di sostanze psicotrope: cocaina e ayahuasca, un potente decotto amazzonico illegale in Italia, noto per i suoi effetti allucinogeni, purganti e antidepressivi.

Alex Marangon

Un mix letale di coca e ayahuasca ha ucciso Alex Marangon

Nella notte tra il 29 e il 30 giugno 2024, Alex stava partecipando a un cerimoniale sciamanico nell’abbazia sconsacrata di Santa Bona a Vidor, organizzato da Andrea Zuin e Tatiana Marchetto con la guida di due curanderos colombiani, Sebastian Castillo e Jhonny Benavides.

Il belvedere dell’Abbazia di Santa Bona (clicca per navigare nella mappa)

Secondo le ricostruzioni, durante il rito, a cui prendevano parte una ventina di persone, il barman avrebbe bevuto il decotto di ayahuasca e, poche ore prima, avrebbe assunto anche cocaina.

Ayahuasca (foto Wikimedia Commons)

Gli esami tossicologici sul cadavere hanno evidenziato non solo i principi attivi dell’ayahuasca, ma anche una “presenza importante” di cocaina, oltre a tracce di cannabinoidi e MDMA consumati nei giorni precedenti.

La crisi psicotica e la caduta

L’interazione tra queste sostanze, entrambe attive sul sistema nervoso centrale ma con effetti molto diversi (l’ayahuasca induce ad allucinazioni e stati meditativi, la cocaina provoca iperattività e alterazioni percettive), potrebbe aver scatenato in Alex una crisi psicotica acuta.

Alex Marangon

Testimoni hanno riferito che, dopo aver ingerito l’ayahuasca, il giovane appariva irrequieto e in stato confusionale, fino a isolarsi dal gruppo. Attorno alle prime ore del mattino, mentre i presenti udivano un tonfo provenire dallo strapiombo di circa 15 metri dalla terrazza dell’abbazia, Alex era già scomparso alla loro vista.

Il corpo ritrovato su un isolotto del Piave e le lesioni sospette

La denuncia di scomparsa è stata presentata solo il giorno successivo. Il corpo di Alex è stato individuato il 2 luglio, otto chilometri a valle, incastrato in un isolotto del Piave.

Il corpo ritrovato su un isolotto

L’autopsia ha attribuito il decesso a due traumi gravissimi: uno cranico, con emorragia interna, e uno toracico, con la frattura dell’aorta, compatibili con la caduta dall’alto.

Tuttavia, i periti hanno anche rilevato un occhio tumefatto e diverse lesioni al costato, non spiegabili solamente con l’impatto. Questi segni hanno indotto la Procura di Treviso a mantenere aperto il fascicolo con l’ipotesi di omicidio volontario a carico di ignoti, ipotizzando un’aggressione prima della caduta. Il sostituto procuratore Giovanni Valmassoi dovrà ora decidere se riformulare il capo d’accusa in “morte in conseguenza di altro reato”, l’abuso combinato di droghe, o confermare il reato di omicidio. In alternativa, non si esclude che il caso possa chiudersi come incidente, con conseguente archiviazione.

Chi ha portato la droga al raduno sciamanico?

Ora che i risultati tossicologici hanno confermato la presenza di cocaina e ayahuasca nel corpo di Alex Marangon, l’attenzione si sposta inevitabilmente sull’origine delle sostanze, soprattutto della cocaina, che ha avuto un ruolo chiave nel determinare la crisi psicotica che ha preceduto la tragedia.

L’ayahuasca, sebbene vietata in Italia, era prevedibilmente presente al rituale, essendo parte integrante della cerimonia sciamanica organizzata. La sua somministrazione, secondo quanto emerso, era prevista per tutti i partecipanti – e infatti, le analisi lo confermano: anche gli altri presenti ne avevano assunto. Diverso è il discorso per la cocaina, che non faceva parte del rito, né delle intenzioni dichiarate dagli organizzatori o dai curanderos.

Questo solleva due scenari principali. Potrebbe essere stato Alex stesso a portare la cocaina: l’ipotesi più immediata, ma non necessariamente la più fondata. È vero che nei suoi test sono stati rilevati anche cannabinoidi e MDMA, segno di un uso occasionale di droghe nei giorni precedenti. Tuttavia, gli esami del capello escludono un consumo cronico. Non è dunque certo che avesse con sé la cocaina quella notte, né che l’abbia portata lui.

Oppure, la cocaina è arrivata da altri: potrebbe essere stata introdotta da altri partecipanti o da terzi non ancora identificati. Il fatto che solo Alex sembri averla assunta, almeno secondo i risultati noti, solleva domande su come, quando e con chi l’abbia consumata. È possibile che qualcuno l’abbia offerta all’interno del gruppo, o che la sua assunzione sia avvenuta fuori dal contesto rituale, magari poco prima dell’inizio della cerimonia.